L'importanza della salvaguardia dei monumenti archeologici nel Marghine.

| di Jean Luc Nuvoli
| Categoria: Storia
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 Qualche anno fa, insieme ad alcuni  amici,  abbiamo  creato un gruppo facebook nel quale si è tentato di affrontare la questione della salvaguardia e della valorizzazione dei siti archeologici nel nostro territorio ed in particolare nel comune di Bolotana, coinvolgendo il più ampio numero possibile di persone.  Premetto di non essere un esperto  visto che i miei studi e la mia attività professionale riguardano ambiti relativamente lontani dalla materia, parlo perciò da appassionato più che da specialista. Il gruppo si intitola “salviamo il nuraghe Tittirriola di Bolotana”. Come si vede è rivolto a uno specifico monumento e a uno specifico Comune, ma solleva questioni che riguardano tutto il patrimonio culturale non solo di Bolotana, ma anche del Marghine e della Sardegna. Non è l’unica iniziativa del genere, esistono anche altri siti o gruppi che affrontano il tema. Ad esempio, senza allontanarsi troppo,  esiste un analogo gruppo con relativo sito internet riguardante il bellissimo e pericolante Nuraghe “Orolio” di Silanus.  Abbiamo  scelto  di focalizzare l’attenzione sul Nuraghe Tittirriola perché per dimensioni e conservazione  è uno dei  monumenti più  rappresentativi di Bolotana. E’ uno dei nuraghi più alti della Sardegna  trovandosi a 976 metri sul livello del mare. Alberto Moravetti, autore di uno dei più importanti studi archeologici sul Marghine,  citando fra gli altri il Lamarmora, afferma che il nuraghe era dotato di tre piani, di cui oggi ne rimane solo uno.   In un passato recente,  stando alle fonti, accanto al nuraghe si trovavano anche  i resti di una Tomba di Gigante (rarissime nel territorio di Bolotana), di un pozzo e di una fonte sacra attualmente irriconoscibili ( A. Moravetti, ”Ricerche archeologiche nel Marghine- Planargia” Carlo Delfino editore, 1998). Le fonti storiche, anche solo relative a questo monumento, ci permettono di comprendere come il patrimonio archeologico non sia eterno  ma  soggetto a forme di corruzione che sono per certi versi “fisiologiche” ma che sono soprattutto legate anche all’incuria o talvolta all’azione distruttrice dell’uomo. Come si diceva Tittirriola è uno dei nuraghi conservati meglio a Bolotana, tuttavia, come abbiamo documentato attraverso il gruppo facebook,  esso stesso versa in pessime condizioni, assediato dalla vegetazione ed in particolare da alberi che con le radici rischiano di danneggiare pesantemente l’edificio.

In simili condizioni versano anche tanti altri monumenti del territorio.
Bolotana, a differenza di centri vicini come Silanus, Bortigali, e Macomer non dispone di monumenti archeologici di grande richiamo e in buono stato di conservazione. Sul suo territorio tuttavia si trova un gran numero di siti archeologici, dislocati lontano dalle principali vie di comunicazione, difficilmente accessibili e probabilmente sconosciuti ai più. Nessuno di questi siti, nelle condizioni in cui si trovano in questo momento, è suscettibile di attrarre l’attenzione dei visitatori. Tuttavia alcuni di essi adeguatamente valorizzati possono diventare elementi attrattivi del territorio. Penso, ad esempio all’interessantissimo   sito di Ortachis , posto in una zona estremamente suggestiva e cara a tutti gli abitanti del Marghine. E’ un sito ricco di testimonianze come il nuraghe, gli splendidi e rarissimi circoli megalitici, le capanne nuragiche. Gli archeologi confermano che adeguate campagne di scavo potrebbero portare alla luce  l’estrema importanza del sito, luogo di culto frequentato già in età precedenti all’epoca nuragica che attraversa le epoche fino ai giorni nostri. Non molto lontano da Ortachis si trovano altri siti interessanti fra cui il Nuraghe “Nodu e Sales” di cui rimane pochissimo, ma la cui caratteristica fondamentale è quella di essere il Nuraghe posto a maggiore altitudine nella catena del Marghine e del Goceano. Il nuraghe, sconosciuto ai più, in quanto poco accessibile è posto su un enorme sperone trachitico a 1116 metri sul livello del mare, a breve distanza da punta Palai. Dal nuraghe è possibile godere  una vista bellissima  su gran parte della Sardegna.
Sempre nei dintorni di Ortakis sono presenti tanti altri  siti di cui alcuni di notevole interesse, come ad esempio il nuraghe “sos Pabattolos”, apparentemente poco significativo in quanto dotato di poche file di pietra, tuttavia interessantissimo in quanto considerato dagli archeologi uno dei pochi nuraghi “in costruzione”, nuraghi misteriosamente abbandonati prima di essere terminati, in grado perciò di fornire testimonianze sulle tecniche costruttive. Termino questa sommaria panoramica citando il Protonuraghe “Perca e Paza” posto nella valle di “Su Barattu” che degrada verso il territorio di Bonorva. Si tratta di uno sperone roccioso fortificato. Anche questo sito è estremamente suggestivo, sia per il luogo in cui si trova, sia per la sua natura di nuraghe “arcaico”, sia per le leggende che vi aleggiano attorno che ne fanno un luogo di rifugio di banditi.
Come si vede i monumenti del territorio, anche quelli meno noti o più malridotti,  sono tanti e interessanti.  Ciò che stupisce è il disinteresse in cui versano. Soprattutto se si pensa al fatto che Bolotana è sempre stato e continua ad essere  un paese intellettualmente vivace, ricco di iniziative di pregio e valore. Bolotana, che ha sempre incanalato le sue energie in tante direzioni, ha spesso tenuto in scarsa considerazione il proprio patrimonio archeologico. Credo che ciò non sia da imputare solamente  a questa o quella amministrazione. E’ un fatto generale che riguarda una mancata presa di coscienza collettiva dell’importanza di questo patrimonio. Si sostiene che sia difficile creare economia intorno a questo tipo di patrimonio, e se  manca un interesse economico le motivazioni diminuiscono. In parte questo è vero. Non credo che quella della monetizzazione immediata di un monumento attraverso la biglietteria sia la strada giusta. Pochi monumenti sono in grado di attrarre numeri elevati di persone. Credo che la valorizzazione e la tutela di questi monumenti vada inserita all’interno di un progetto generale di sviluppo organico di un territorio in tutte le sue potenzialità.
I cambiamenti economici e sociali attuali  stanno portando a rivedere completamente i modelli di sviluppo di gran parte dei territori della Sardegna ed in particolare di quelli della Sardegna centrale. Finita l’epoca dell’industrializzazione forzata e calata dall’alto è necessario puntare sulle risorse che rendono unico e irripetibile un territorio, risorse legate a tanti settori produttivi, prodotti di qualità che abbiano una forte identità.  In un mondo globalizzato nel quale le differenze vanno scomparendo, paradossalmente  proprio ciò che ha una forte connotazione “locale” risponde maggiormente  ad alcuni  bisogni profondi delle persone: bisogni di appartenenza, di autenticità.
La cultura non può mancare in una simile visione dello sviluppo. Il patrimonio storico e culturale ha inoltre una enorme valenza educativa per i bambini e i ragazzi, è capace di stimolare le persone a rimanere e a investire sul proprio territorio, perché si riconoscono come facenti parte di una comunità che ha una storia che affonda le sue radici in un passato remoto ma ancora carico di forza e di valori positivi.
Credo che si possa essere ottimisti per il futuro. Molti territori danno segnali di muoversi  in questa direzione. Sono convinto che la coscienza del valore della storia e del nostro passato non possa non maturare, perché questa è la nostra più importante ricchezza. 

Jean Luc Nuvoli

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