Bolotana. La Chiesa di San Francesco: dalla maledizione dei frati alle “guarigioni miracolose”

Nel lavoro realizzato dai ragazzi della 2^ media il tentativo di ricostruire la storia del complesso religioso

| di Giulia Serra
| Categoria: Storia
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BOLOTANA. “Benes che intrene assai ma non ti consoler mai”, pare abbiano detto i Frati Capuccini lasciando il paese nel 1611, quando, a seguito di una rivolta popolare, vennero cacciati da Bolotana.
Non dovevano essersi integrati troppo bene nel piccolo borgo del Marghine, se è vero che il Convento che li ospitava fu costruito insieme alla Chiesa di San Francesco, sul promontorio che domina la parte alta del paese, solo pochi anni prima, verosimilmente attorno al 1608.
Oppure, al contrario, potevano essersi ben inseriti nella struttura sociale della comunità, svolgendo magari quel ruolo di riconoscimento, tutela e conservazione delle strutture sociali esistenti, consolidando e legittimando il potere dei padroni a scapito dei poveri: ipotesi attendibile se si avvalora la ricostruzione della vicenda della “cacciata” fatta da Padre Atanasio da Quartu Sant'Elena, vissuto tra il 1828 e il 1913, e riportata in un documento che i ragazzi della 2^ Classe dell'Istituto Comprensivo di Bolotana hanno analizzato nell'interessante lavoro di ricerca sulla storia della Chiesa di San Francesco, guidati dall'insegnante Giannina Latte.
“Nel documento si legge che il 22 agosto 1611 una sommossa popolare contro il Marchese Onofrio Fois fece scappare i religiosi.
Non sono chiare le ragioni della sommossa ma il padre cappuccino ritiene che il feudatario avesse imposto troppe tasse per favorire i frati oppure che questi ultimi avessero deviato una sorgente facendo mancare l’acqua ai bolotanesi”, scrivono i ragazzi nel lavoro di presentazione illustrato al pubblico in occasione della festa di San Francesco.
Un lavoro che tenta di sondare i 4 secoli di storia che ci separano da quei fatti e che incontra tutte le difficoltà della ricerca e della ricostruzione degli avvenimenti accaduti in un piccolo paesino di collina, ma che stuzzica la fantasia ed intriga.
Perché le vicende umane, siano esse piccole o grandi, fondamentali o marginali, conservano sempre il loro fascino.
Così, avvolto da un alone di mistero sarebbe anche i ritorno dei Frati in paese: secondo il resoconto di Padre Atanasio gli stessi bolotanesi ne chiesero il rientro già nel 1614, dopo che due incendi devastarono i raccolti e affamarono la popolazione,  mentre altre fonti accennano a svariati tentativi da parte dei francescani di riprendere possesso del Convento: tentativi giunti poi a buon fine.
Ancora, in un documento scritto in Castigliano e databile tra il 1600 e il 1700 si fa invece riferimento ad un Frate con la fama di guaritore, tale Frà Miguel de Bolotana, che potrebbe corrispondere a Nicola da Cuglieri, vissuto tra il 1631 ed il 1707, del quale si narrano alcuni episodi di “guarigioni miracolose” e le cui capacità pare fossero note in tutta la Sardegna.
Curiosità e nuovi stimoli per approfondire l'argomento: questo i giovani “ricercatori” hanno trasmesso all'attento e numeroso pubblico che ha partecipato alla presentazione del loro lavoro.
E chissà che questo benefico impulso non cada nel vuoto, ma sia un utile incentivo per appassionati e studiosi, affinché si scavi ancora tra le carte e si riesca a recuperare interamente un piccolo frammento di storia paesana.
Di certo sappiamo invece che il Convento, già in declino, fu definitivamente chiuso nel 1867, decretandone uno stato di abbandono protrattosi fino ai nostri giorni, che ha portato inevitabilmente alla condizione attuale della struttura, che si presenta come un rudere.
La Chiesa, di proprietà del comune, è stata recentemente restaurata.
Il parco attorno al complesso è il polmone verde del paese, uno spazio importante che potrebbe ospitare attività culturali di vario genere.

Giulia Serra

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