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I lavoratori di Ottana Polimeri scrivono a Renzi: "c'è in gioco il nostro futuro, intervenga". La lettera integrale

| di I Lavoratori di Ottana Polimeri
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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E’ su tutte le cronache di oggi la Sua presa di posizione verso alcune forme di lotta dei lavoratori, da lei descritte come “scandalose”.  E’ altrettanto noto il problema del lavoro.
Noi lavoratori di Ottana Polimeri siamo da quasi un anno (scadrà a Novembre) in Cassa Integrazione Straordinaria per crisi aziendale.

La nostra crisi - come evincerà dalla lettura della nostra lettera – è risolvibile, esiste una soluzione che non prevede finanziamenti pubblici, assistenza, o altro, ma solo un serio impegno politico per rimuovere un ostacolo alla ripartenza della nostra fabbrica e non solo.

La soluzione implica 25 mln. di investimento aziendale per un ammodernamento tecnologico e un ritorno sostanziale alla competitività.
La produzione del Pet per le bottiglie e varie a Ottana è iniziata nell’anno 1995, a cura di Eni.

Nel 1998 la produzione è stata ceduta alla Equipolymers, società formata dalla collaborazione di Dow Chemicals e gli arabi della Pic.
Nel 2007, grazie all’accordo di programma per la chimica del 2003, ci sono stati investimenti per l’ammodernamento degli impianti per 100 milioni di euro (di cui 36 mln di fondi pubblici).

Dopo alterne vicende di mercato Equipolymers decise di abbandonare Ottana, anche per i proibitivi costi di energia e utilities.
Nel Luglio del 2010 Il gruppo Clivati e la multinazionale Indorama (indiani e thailandesi) hanno rilevato gli impianti creando la Società Ottana Polimeri, partecipata al 50 %.  La politica di utilizzo massivo degli impianti (al 100 % della potenzialità) ha permesso inizialmente di abbattere i costi e di produrre oltre 180.000 tonnellate di Pet per anno.  Nel 2010 e 2011 si sono realizzati interessanti utili di bilancio.

A partire dal 2012  è iniziata la crisi di vendite, causata dalla perdita di competitività per la abolizione dei dazi doganali in Europa (senza reciprocità con gli altri paesi, come la Turchia) e dalla pesante rivalutazione dell’Euro rispetto al Dollaro.

Tutti gli stabilimenti europei sono andati in crisi e le produzioni dell’est asiatico, dell’Egitto e della Turchia hanno invaso il mercato italiano ed europeo.
Tutti gli stabilimenti italiani si sono fermati e Ottana Polimeri ha sospeso le produzioni. Nel 2013 è iniziato il ricorso alla Cassa Integrazione ordinaria e – a partire dal Novembre 2014 – quasi tutti i lavoratori sono collocati in Cassa Integrazione Straordinaria per crisi.

Nell’autunno del 2014 la proprietà dichiarò di voler effettuare una riconversione produttiva ad un biopolimero sostitutivo del Pet, ottenuto da una melassa di canna da zucchero.  Sono allora iniziate trattative con la società olandese titolare del brevetto.  Nel Novembre 2014 il Sindacato ha chiesto all’imprenditore di tentare il rilancio della produzione del Pet, anche per l’incertezza e la difficoltà della riconversione.
Il Sindacato ha elaborato una proposta di rilancio della filiera del Pet in Sardegna, che partendo dalla Saras prosegue con gli impianti Eni di Sarroch, che fornivano la materia prima ad Ottana (il paraxilene).

Il valore totale della produzione di filiera di Saras, Eni e Ottana Polimeri si avvicinava al mezzo miliardo di Euro.
La proposta prevede la modifica del processo produttivo dell’impianto di produzione del paraxilene di Sarroch (Cagliari), con investimenti che ridurrebbero notevolmente i costi di produzione (soprattutto i costi energetici), impegnando solo una parte dell’impianto.
Ulteriori interventi di ristrutturazione negli impianti di Ottana e il taglio dei costi di Energia e Trasporti con l’intervento di Regione e Governo permetterebbero un rilancio fortemente competitivo della produzione, in un mercato come quello italiano che è il maggiore dell’Europa.

Nell’incontro in Regione del 15 Gennaio 2015, alla presenza del Presidente Pigliaru, l’azienda ha acconsentito alla proposta del sindacato ed ha attivato l’approfondimento tecnico-economico della proposta, che è risultata fattibile da uno studio commissionato ad una società statunitense specializzata.

Il primo Aprile, seppure con ritardo, è stato fatto un ulteriore incontro in Regione, e Ottana Polimeri ha confermato il percorso del rilancio del Pet;  la Regione si impegnò a contattare rapidamente Eni per chiedere la disponibilità dell’impianto di Sarroch per la ripresa produttiva a cura di Ottana Polimeri.
Eni ha fermato lo stabilimento di Sarroch il 30 novembre 2014, dopo aver ceduto alcuni asset a Saras.
Eni intende bonificare e smantellare la parte di stabilimento che interessa il rilancio del Pet.
Dopo tanto tempo non si hanno ancora notizie dei contatti con Eni e si rischia di vanificare il possibile rilancio di una filiera produttiva che vede oggi una importazione totale del prodotto dall’estero, nel momento in cui tutti i competitors europei stanno investendo e ristrutturando gli impianti e il valore del cambio Euro / Dollaro rende di nuovo competitive le produzioni europee.

La presenza di una filiera completa in Sardegna è un caso unico in Europa ed è un vantaggio competitivo consistente.

Le chiediamo pertanto di evitare che noi lavoratori si sia costretti a forme di lotta forti, estreme e forse sbagliate, ma c’è in gioco il nostro futuro, il futuro delle nostre famiglie e di un territorio (il nuorese) martoriato dalla perdita di 3.500 posti di lavoro nella chimica e altri 1.500 nel tessile.
Le chiediamo di convocare tempestivamente un tavolo a cura della Presidenza del Consiglio con la presenza di Eni, Ottana Polimeri, la Regione Sardegna, le OO.SS.  etc., per far terminare finalmente questa odissea. 

I Lavoratori di Ottana Polimeri

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