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"Perché Trump, Xi, Kim e la Siria ricordano la Prima Guerra Mondiale", di Gianluca Atzori

Le relazioni Usa-Cina ricordano sempre più l’impero tedesco e britannico, mentre i Balcani del secolo scorso prendono i tratti del Medio-Oriente di oggi

| di Gianluca Atzori
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Foto di ABC

La storia non si ripete, a volte fa rima con se stessa.” Così scriveva Mark Twain. Da questa frase fu ispirata anche la ricercatrice di Oxford Margaret MacMillan, quando nel tentativo di snodare il secolare diverbio sulle cause della Prima guerra mondiale, le andò a ripercorrere tutte, rivelando dei forti parallelismi con il presente. Secondo l'autrice le relazioni Usa-Cina ricordano sempre più l’impero tedesco e britannico, mentre i Balcani del secolo scorso prendono i tratti del Medio-Oriente di oggi. La nuova Grande depressione porta alla crescita dell’estrema destra nel mondo, mentre l’anti-semitismo cede il passo all’anti-islamismo e il deterrente chimico apre a quello nucleare. C’è un filo sottile tra il 1913 e il 2017. Una consapevolezza che, oggi come allora, i miti della modernità ci impediscono di intravedere.

La crescita dell'estrema destra tra crisi, migrazioni e austerità

 "Nothing ever embittered the German people ... so ripe for Hitler as the inflation".

 

In un periodo che vide la nascita di Einstein, Freud e Ford, lo sviluppo della globalizzazione e la crescita del libero mercato generarono una migrazione di capitali e essere umani senza precedenti, l'apice della seconda rivoluzione industriale. 

Tra il 1873-95 il mondo assistette alla prima grande crisi economica. La Grande depressione provocò il collasso di domanda, profitti e circolazione di moneta, nonostante il Pil complessivo fosse in crescita costante. I governi reagirono con l'austerità, decurtando investimenti e spesa sociale e accrescendo le tensioni interne. Scelte influenzate anche dal rigido regime finanziario del sistema aureo, che drenò le riserve d'oro delle economie più deboli. Il disagio socio-economico al fianco di un nazionalismo sempre più spiccato nel nuovo panorama globale, facilitarono la rapida ascesa di formazioni estremiste. Le minoranze furono le primi ad essere prese di mira dai nuovi governi e dall'opinione pubblica.

Nel cambiare alcuni nomi e tempi verbali potremo dire di parlare del presente. Oggi assistiamo infatti all'austerità e alla più grande crisi economica dal '29; alle più grandi migrazioni del storia e alla più grande crescita degli ultimi 40 anni di formazioni estremiste e xenofobe, dalla Brexit a Trump e LePen.

L'ordine multipolare e la sfida allo status-quo

Se la gran parte degli storici concorda sulle cause all'origine della Seconda guerra mondiale, lo stesso non si può dire per la prima. C'è chi per esempio ritiene che il fattore principale legato alla globalizzazione fosse il formarsi di un sistema multipolare, un sistema più instabile in rapporto a quello bipolare della Guerra Fredda e unipolare degli anni '90. Agli albori della Grande Guerra lo status-quo dell'Impero Britannico era minacciato dall'emergere della giovane potenza tedesca, di cui divenne anche il principale partner commerciale. Un po' come gli Usa e la Cina di oggi.

Tuttavia, l'espansione tedesca innescò quello che in Relazioni Internazionali prende il nome di “dilemma della sicurezza”, scatenando una corsa agli armamenti e accrescendo le tensioni diplomatiche. Oggi ricreare un ordine multipolare è una priorità per la Cina, mentre Trump ha di recente annunciato il più grande aumento in difesa della storia americana e le tensioni con Pechino sono giunte più volte ad un punto critico.

Il Medio-Oriente di oggi e i Balcani di ieri

Nel 2015 Papa Francesco affermò: “stiamo già vivendo la terza guerra mondiale”. Si riferiva al fatto che le più grandi tragedie umanitarie stanno ancora avvenendo. Tuttavia, nel prendere le sue parole alla lettera si delineano interessanti scenari. I legami tra le guerre balcaniche del 1912 e il medio oriente sono significativi nell'acceso conflitto etnico-territoriale, nel terrorismo e nel risentimento colonialista che portarono allo scoppio del conflitto mondiale. Non a caso, la causa dello scoppio fu un attentato terroristico che causò una sola vittima. Un risentimento che oggi caratterizza una regione ancora alle prese con gli effetti dello Sikes-Pirot, accordo con cui Francia e Inghilterra si spartirono l'Impero Ottomano alla fine della Grande Guerra, promettendo un futuro Stato Islamico.

Inoltre, i governi centrali che intervennero nel solo conflitto in Afghanistan sono più numerosi di quelli coinvolti nel 1914-18. La differenza con il 1914 è che in Afghanistan non si è arrivati ad uno scontro tra grandi potenze, ma è anche vero che questa opposizione si sta verificando in Siria tra Usa e Russia.

Dal deterrente chimico a quello nucleare

Bashar al-Assad è accusato di crimini contro l'umanità per aver usato armi chimiche contro il suo popolo. Queste armi furono sperimentate inizialmente nel primo '900. Il loro sviluppo e gli enormi progressi tecnologici e militari, soprattutto nei meccanismi di difesa, erano considerati un deterrente a qualsiasi conflitto su larga scala e avrebbero dovuto scoraggiare qualsiasi generale dal perpetrare una guerra offensiva. Cosa che nonostante tutto avvenne comunque. Le armi chimiche invece vennero semplicemente bandite e il conflitto prosegui. Partendo da questi presupposti, oggi di fronte alla Nord Corea e lo spettro di un conflitto atomico, sentire parlare di deterrente nucleare può rivelarsi un fatto antistorico.

Queste riflessioni non rappresentano un tentativo istoricista di seminare allarmismo. La storia offre tanti di quei parallelismi che si possono giustificare raffronti su qualsiasi tema. Rimane tuttavia la consapevolezza che i principali fattori alla base del 1914-18 sono in rapida ascesa anche nel presente, e che i miti della modernità, oggi come allora, ci impediscono di prendere le dovute contromisure. 

La cosa più sconcertante del testo della MacMillan rimane, infatti, sapere che pochi anni prima della Grande Guerra l'opinione pubblica era troppo presa da problemi domestici e dalla crisi socio-economica per considerare questioni globali. L'ultima grande guerra era stata un secolo prima con Napoleone, ed era opinione diffusa ritenere i tanti interessi e deterrenti in gioco come una garanzia di salvezza. 

 

Gianluca Atzori

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