Inceneritore di Tossilo, il Consiglio di Stato gela gli ambientalisti: “i ricorsi sono inammissibili”

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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Il nuovo inceneritore di Tossilo in costruzione

 

MACOMER. I ricorsi presentati dall'Unione dei Comuni Barbagia, dal Comitato Non Bruciamoci il Futuro e dall'Associazione Zero Waste Sardegna sono stati dichiarati inammissibili dal Consiglio di Stato.

È arrivata ieri mattina, con la pubblicazione della sentenza, l'ennesima doccia fredda per chi, sul territorio del Marghine e del nuorese in generale, è contrario al progetto di costruzione del nuovo inceneritore di rifiuti della Tossilo S.p.A.

Bocciata dunque la richiesta, avanzata dagli ambientalisti, di revoca della precedente sentenza del 2017 emessa dallo stesso Consiglio di Stato che, ribaltando di fatto la decisione del Tar Sardegna che ne aveva bloccato l'esecuzione, aveva dato il via libera ai lavori per il nuovo mega impianto di incenerimento.

I Giudici della Quarta Sezione del Consiglio di Stato, oltre a rigettare le richieste di Comitati e Comuni di Barbagia, li ha condannati al pagamento delle spese di giudizio nei confronti di Regione Sardegna, Tossilo S.p.A. e Consorzio Industriale di Macomer, a ciascuno dei quali i ricorrenti dovranno liquidare una somma pari a 5 mila euro.

Una querelle amministrativa lunga e complessa quella che riguarda il contestato impianto macomerese e che, in quest'ultimo passaggio, ha visto schierarsi da una parte i comitati storicamente in prima linea contro la pratica dell'incenerimento e i Comuni di Barbagia, dall'altra la società di Tossilo che gestisce la piattaforma, il Consorzio Industriale in liquidazione che ne è il proprietario, la Regione Sardegna, l'Ats, ossia l'Azienda per la Tutela della Salute in Sardegna, il Ministero dell'Interno e la Provincia di Nuoro, l'unica quest'ultima a non essersi costituita in giudizio.

Sembrerebbe svanire, allo stato attuale, l'ultima possibilità di bloccare la realizzazione e, soprattutto, l'accensione del nuovo forno in grado di bruciare a Macomer 60 mila tonnellate di rifiuti all'anno, gran parte dei quali classificabili come solidi urbani e altri invece, seppur in minor percentuale, speciali ed ospedalieri: i lavori avviati dentro la piattaforma di Tossilo infatti, come abbiamo raccontato la scorsa settimana dopo aver visitato l'impianto, procedono spediti e si prevede di concluderli nel 2019.

I PRECEDENTI. Nell'estate del 2016 il Tar Sardegna sorprese un po' tutti accogliendo il ricorso presentato dai Comitati NbF e Zero Waste e dai Comuni di Barbagia che chiedeva, ottenendolo, l'annullamento dell'Autorizzazione Integrata Ambientale concessa al Consorzio e bloccando, anche se solo temporaneamente, il progetto di costruzione dell'inceneritore: per il Tribunale Amministrativo infatti la “cornice operativa obbligatoria” dentro cui agire era il Piano Regionale dei Rifiuti del 2008, il quale prevedeva 2 poli - Cagliari e Sassari - e declassava l'impianto di Macomer a una “non significatività” nell'economia del servizio a livello Regionale.

Dunque, in sostanza, secondo il Tribunale Amministrativo della Sardegna il progetto del nuovo inceneritore di Macomer cozzava con quanto previsto dal Piano Regionale.

Una vittoria importante per chi si era sempre battuto contro l'intenzione di caricare il territorio del peso ambientale di un nuovo ciclo decennale di incenerimento, ma che durò poco.

Ad opporsi alla sentenza del Tar, appellandosi al Consiglio di Stato, fu il Consorzio e la stessa istituzione regionale, che nel 2017 videro riconosciute le loro ragioni, incassando un ribaltamento di giudizio grazie alla pronuncia dell'organo giurisdizionale che, in sostanza, non rilevava un'incompatibilità con il Piano Regionale dei Rifiuti e riteneva lecita la scelta della Regione di incrementare il polo macomerese in quanto, seppure il piano regionale non avesse previsto espressamente il revamping di Tossilo, questo poteva essere ammissibile trattandosi di una ristrutturazione di impianti obsoleti per consentirne una corretta operatività necessaria per operare anche per un periodo transitorio.

.I Comitati e i Comuni barbaricini decisero di appellarsi nuovamente al Consiglio di Stato ma, con la sentenza emessa a Luglio e pubblicata ieri, il loro ricorso è stato giudicato come inammissibile perché non sussiste, secondo i giudici, “l’errore di fatto idoneo a fondare la domanda di revocazione”.

Giulia Serra

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