Il ruolo di Amministratore di Sostegno è praticamente un obbligo: la Sindaca di Lei valuta le dimissioni dalla carica

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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LEI. «L'opzione dimissioni non è esclusa»: a parlare è Marcella Chirra, Sindaca da 8 anni del Comune di Lei, che conferma così le voci che da giorni si rincorrono nel piccolo borgo di 500 abitanti nel territorio del Marghine.

Rompe il silenzio e mette sul tavolo un disagio che probabilmente la accomuna a molti colleghi, alle prese con la gestione di una responsabilità che, in situazioni particolari, può diventare una vera e propria incombenza per chi amministra comunità con elevata concentrazione di anziani bisognosi di tutele.

Si tratta del ruolo di Amministratore di Sostegno, figura introdotta nel 2004 allo scopo di garantire una sorta di protezione giuridica a chi versa in una situazione di difficoltà tale da non poter curare i propri interessi.

Nominato con decreto del Giudice Tutelare, l'amministratore di sostegno ha il compito di assistere, sostenere e rappresentare il beneficiario.

Una prestazione a titolo gratuito alla quale deve corrispondere una rendicontazione puntuale di ogni movimento economico effettuato, da trasmettere poi al Giudice. La figura è spesso ricoperta dai familiari, ma capita anche che questi non siano disponibili. E qui viene il bello: «in assenza di familiari che possano o vogliano occuparsene, è il Sindaco che viene chiamato ad assumersi la responsabilità – spiega la prima cittadina di Lei - ed è praticamente impossibile sottrarsene anche in casi di oggettiva e dichiarata difficoltà ad adempiere. L'unico modo per farlo è dimettersi dalla carica di sindaco e per questo sto valutando la possibilità di procedere in questa direzione».

La storia vissuta dalla sindaca di Lei sembra avere in effetti dell'incredibile: «a Maggio – racconta – a seguito dell'indisponibilità dei familiari, sono stata nominata Amministratore di Sostegno di due concittadini. Fino ad oggi vi ho dedicato tutto il tempo quotidiano necessario, riscontrando non poche difficoltà, anche perché la gestione del patrimonio da parte di una figura esterna non è vista certo di buon occhio dai beneficiari. Per problemi di tipo personale che non mi consentiranno di essere presente con l'assiduità che richiede la situazione, ho presentato istanza per essere sollevata dall'incarico e sostituita da un altro soggetto il cui nominativo, vista l'impossibilità di reperire una persona in loco, potrebbe essere estratto dal relativo Albo degli Amministratori professionali. La mia istanza però è stata rigettata dal Tribunale perché l'albo in questione, a fronte di migliaia di procedimenti di questo tipo, conta solo dodici iscritti. Nel respingere la mia richiesta – prosegue la sindaca Chirra – il giudice mi ha suggerito di delegare, solo per il solo periodo circoscritto nel quale non potrò occuparmi dei due cittadini, un assessore del mio Comune o incaricare per gli adempimenti ordinari l'assistente sociale. Peccato che tra i miei assessori non si registri una disponibilità in tal senso e che l'assistente sociale del Comune di Lei lavori con un contratto part-time di 18 ore».

Insomma, è la sintesi dello sfogo di Marcella Chirra, «i Sindaci sono l'ultimo anello debole della catena e gli si scarica addosso tutte le responsabilità. Per questo lancio un appello rivolto alle istituzioni, perché temo che a queste condizioni nessuno vorrà più assumersi la responsabilità di amministrare i piccoli Comuni».

In questo quadro rientra la possibilità che la sindaca rimetta il mandato, seppur afferma di valutarla come ultima ratio solo nel caso in cui non si dovesse trovare una soluzione.

La pietra è lanciata, chissà se qualcuno riterrà di doverla cogliere.

 

 

Giulia Serra

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