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Sanità locale, l'intervento della Minoranza consiliare di Macomer: "è necessario aprire un dibattito vero coinvolgendo tutti i soggetti"

Il documento integrale a firma del gruppo della Minoranza consiliare di Macomer

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il Poliambulatorio di Macomer

 

La zoppicante attuazione della riforma sanitaria scelta dalla Regione Sardegna con l'istituzione della Asl Unica Regionale al posto delle precedenti 8 AA.SS.LL., senza però prima attuare una riorganizzazione della sanità territoriale, ha per adesso il solo merito di portare alla luce le grosse lacune in cui versa la sanità territoriale. E' proprio sulla sanità territoriale che si gioca e si giocherà nei prossimi mesi e anni una partita decisiva, per garantire sul territorio un sistema di servizi equo e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini.

Finalmente il dibattito inizia ad aprirsi anche a Macomer e nel Marghine, coinvolgendo tutti i servizi sanitari, ormai tutti ospitati nel presidio sanitario di Nuraghe Ruiu: il poliambulatorio, il servizio di dialisi, la riabilitazione, il reparto di degenza riabilitativa, il servizio di cure oncologiche, il laboratorio analisi, i servizi veterinari.

Da questo dibattito emergono le carenze e le difficoltà del sistema dei servizi sanitari del territorio del Marghine, che appaiono ancor più visibili in questo periodo di passaggio, proprio a causa dell'attuazione della riforma sanitaria ospedaliera regionale e dell'assenza, ormai datata, di indirizzo e programmazione dovuta anche, ma non solo, al continuo rinvio della nomina dei Direttori dei Presidi Ospedalieri, ma soprattutto dalla mancata nomina dei Direttori di Distretto che dovrebbero garantire il governo dei servizi e delle professionalità a carico dei diversi sistemi sanitari territoriali regionali.

Di fronte a queste evidenti difficoltà, la risposta della politica e delle istituzioni locali appare non all'altezza del momento e rischia di essere insufficiente nei modi e negli obiettivi da conseguire.

Il dibattito che è emerso nei giorni scorsi ha registrato la bocciatura, da parte della Conferenza dei Sindaci del territorio della ASSL di Nuoro (peraltro scarsamente rappresentata), della Programmazione attuativa locale per il triennio 2019 - 2021 e un'interrogazione del Consigliere Regionale Gianfranco Congiu all'Assessore Regionale alla Salute Luigi Arru.

Il rischio del depotenziamento dei servizi sanitari erogati a Macomer ha animato entrambe le iniziative che, pur essendo condivisibili in linea di principio, appaiono totalmente insufficienti e rischiano pertanto di non ottenere alcun risultato.

Oltre a denunciare il progressivo impoverimento della sanità territoriale, ci sembra il momento adatto per richiedere un ripensamento complessivo del ruolo che, Macomer e il Marghine, potranno svolgere nel futuro sistema sanitario regionale. Solo qualche anno fa emergeva dai dati forniti dalla ASL nuorese come, il Distretto sanitario di Macomer, avesse la caratteristica, quasi unica in Sardegna, di erogare circa il 50% delle sue prestazioni a utenti provenienti da altri Distretti sanitari. Una caratteristica legata alla centralità geografica del servizio, ma anche alla qualità delle prestazioni erogate.

Di tutto questo, nel dibattito attuale, non si parla più.

La necessità di aprire questa riflessione è oggi invece ancor più importante, alla luce della prossima apertura della Residenza Sanitaria Assistita (Rsa) attualmente in fase di realizzazione proprio in prossimità del presidio sanitario di Nuraghe Ruiu. L'ubicazione della Rsa in quella posizione, era stata strategicamente individuata dalla programmazione della Asl nuorese, proprio per la vicinanza al Poliambulatorio di Macomer con tutti i servizi annessi, che avrebbero potuto garantire una più efficace risposta di cura ai circa 40 degenti che la Rsa, (prima e unica in tutta la Provincia di Nuoro) ospiterà dopo la sua apertura. Solo questo elemento di novità sarebbe sufficiente per imporre una riflessione sulla necessità di rivedere, potenziare e specializzare le funzioni che il Distretto Sanitario di Macomer potrà garantire nel prossimo futuro.

Purtroppo negli ultimi tempi la discussione appare invece del tutto frammentata e la politica e le istituzioni locali sembrano procedere in ordine sparso e più interessate alle imminenti elezioni regionali che agli interessi della comunità che si amministra

Non ci è sfuggita, nei giorni scorsi, la inaspettata e per certi versi incomprensibile decisione dell'Unione dei Comuni del Marghine (presa peraltro non all'unanimità come erroneamente riportato dalla stampa) di volersi dotare della figura di un epidemiologo per "avviare un monitoraggio continuo e costante della salute pubblica nel territorio del Marghine".

Questo ci sembra solo l'ultimo esempio di inadeguatezza di una politica sanitaria del territorio, che nello specifico propone di investire risorse proprie in un settore come quello della prevenzione e della ricerca, volendosi sostituire o sovrapporre alla Regione che, con i propri servizi, dovrebbe garantire lo studio sulla diffusione delle malattie nel territorio. Proprio su questo tema Macomer e il Marghine, per la presenza da oltre 20 anni degli inceneritori di Tossilo e per le numerose polemiche legate al loro funzionamento, avrebbe potuto svolgere e potrebbe farlo anche nel prossimo futuro, un ruolo importante nelle politiche sanitarie regionali, collaborando con gli istituti sanitari preposti (Registro tumori e Centro epidemiologico aziendale), piuttosto che scegliere di operare in un isolamento che rischia di disperdere risorse economiche senza ottenere risultati.

La storia recente e meno recente fatta di rivendicazioni territoriali in tema di salute e di interrogazioni inviate all'Assessorato Regionale alla Sanità, è servita solamente a tranquillizzare la coscienza dei loro estensori, senza modificare di una virgola i problemi in cui versa il sistema sanitario locale.

Per uscire da questa situazione e aprire un vero dibattito sulle questioni della sanità locale sarebbe necessario allargare la discussione, coinvolgendo veramente tutti i soggetti potenzialmente interessati al problema: operatori sanitari, medici di base, organizzazioni sindacali, associazioni di volontariato, associazioni dei malati e soprattutto i Consigli Comunali, di fatto completamente tagliati fuori dalla possibilità di dare il loro contributo per indicare soluzioni e percorsi da condividere.

Giulia Serra

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