Bolotana. Ispezione Arpas presso la Discarica di Coronas Bentosas: dal percolato alla copertura dell'amianto sino al laboratorio non certificato, ecco tutte le non conformità riscontrate

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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La discarica di Coronas Bentosas, Marzo 2019

 

BOLOTANA. A fronte della loro frequenza negli ultimi anni, non è semplice tenerne il conto, ma di certo da Gennaio ad oggi questa è già la seconda: stiamo parlando dei provvedimenti di Diffida per il non rispetto o la non conformità alle prescrizioni di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) incassate dalla Barbagia Ambiente S.r.l. per la gestione della discarica di rifiuti speciali di Coronas Bentosas.

Ad emettere la Diffida è sempre la Provincia di Nuoro che, attraverso il Settore Ambiente, ha il compito di controllo sulle attività della discarica collocata nella Piana di Bolotana.

Anche questa volta, dalla lettura attenta del provvedimento, emerge un quadro tutt'altro che rassicurante che pone seri interrogativi sulle modalità di gestione di un impianto che tratta rifiuti speciali e, in particolare, smaltisce la tristemente nota fibra killer di Amianto che, come vedremo, gioca un ruolo anche in questo ennesimo documento formale emesso dall'ente provinciale.

Un quadro che scegliamo di raccontare ancora una volta nel dettaglio, nonostante non ci sia passato inosservato il disappunto espresso dalla Sindaca di Bolotana Annalisa Motzo che, anche durante una recente assemblea pubblica svoltasi nell'aula consiliare del Comune, ha proprio su questo specifico argomento accusato la stampa di “sollevare polveroni dove i polveroni non si dovrebbero sollevare”.

Interpretando come un dovere imprescindibile dell'informazione quello di rendere accessibili ai cittadini le notizie che li riguardano, anche e soprattutto quanto si tratta di questioni così delicate che attengono alla sfera della salubrità dei luoghi e alla salute pubblica, entriamo nel merito di questo nuovo documento, lo mettiamo integralmente a disposizione del lettore e vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Partiamo dall'ultima contestazione, che sembrerebbe essere davvero la più incredibile: il 1° Marzo del 2019 scopriamo che gli esiti del monitoraggio per gli anni 2016 e 2017 (quelli del 2018 non vengono citati) relativi alla dispersione di amianto nell'aria non possono essere accettati. Ben due anni di analisi non valide, ma perché? Semplice, perché l'Arpas di Oristano ha constatato che il laboratorio che ha effettuato il campionamento e le analisi del particolato aerodisperso per la ricerca della temutissima fibra killer non è certificato presso il Ministero della Salute.

Dopo un minuto di silenzio, doveroso per commemorare la dipartita della fiducia collettiva nel sistema di monitoraggio, leggiamo che la Provincia diffida il gestore, così come previsto dalla legge, a rivolgersi esclusivamente ad un laboratorio certificato presso il Ministero della Salute e ad effettuare suddetti campionamenti in concomitanza con le operazioni di scarico dell'amianto presso l'impianto.

Sempre restando in tema Amianto, un'altra contestazione oggetto di relativa diffida è lo spargimento di alcune tipologie di fanghi usati come copertura delle sezioni della discarica contenente Amianto. Per l'Arpas, nelle sezioni contenti amianto non può essere ammesso l'impiego di altre tipologie di rifiuti come copertura, anche qualora fossero stabilizzati e inertizzati, in quanto continuerebbero a mantenere la qualifica di rifiuti. La Provincia diffida dunque il gestore a provvedere alla copertura dei rifiuti contenenti amianto (da depositare direttamente all'interno della discarica in celle appositamente ed esclusivamente dedicate) con materiale appropriato, ma non con rifiuti. Probabilmente i fanghi utilizzati fino ad oggi erano classificati come rifiuti, visto che la Provincia chiede al gestore di correggere, entro 60 giorni, la modalità operativa utilizzata per la copertura dei rifiuti contenenti amianto nel Piano di gestione Operativa.

Un capitolo a parte, a fronte della loro importanza nella gestione di una discarica, meritano invece le altre due contestazioni contenute nel provvedimento di Diffida: si tratta dei rilievi sulle acque di dialvamento e sul percolato, sottoprodotti piuttosto inquinanti e per questo particolarmente attenzionati.

Le acque di dilavamento sono quelle che, attraverso le precipitazioni, vengono a contatto con i rifiuti e i materiali inquinanti stipati in discarica. Secondo la Provincia, nella Discarica di Coronas Bentosas “la modalità di gestione delle acque di dilavamento del corpo rifiuti non garantisce le condizioni necessarie per impedire l'inquinamento del terreno, delle acque sotterranee o delle acque superficiali”.

Nello specifico, l'Arpas ha accertato che “allo stato attuale di coltivazione fuori terra delle vasche 2 e 3, in assenza di un idoneo contenimento (es. canale di guardia), il dilavamento del corpo dei rifiuti in caso di eventi piovosi non viene gestito in modo tale da garantire un efficiente raccolta del percolato”. Significa, evidentemente, che l'attuale condizione esistente nell'impianto non è in grado di trattenere e raccogliere le acque di dialavamento che, presumibilmente, si disperdono nell'ambiente. Per questo l'ente provinciale, con effetto immediato, diffida la Barbagia Ambiente a gestire le acque di dilavamento del corpo rifiuti nelle vasche 2 e 3 in modo da garantire le condizioni necessarie per impedire l'inquinamento del terreno, delle acque sotterranee o delle acque superficiali.

L'altra non conformità formalizzata nella diffida riguarda il percolato, ossia il liquido che si forma da un mix di infiltrazioni d'acqua nella discarica e dalla decomposizione dei rifiuti stessi e che, proprio per la sua particolare composizione nociva, deve essere monitorato costantemente, raccolto in appositi depositi e trattato poi in impianti autorizzati.

Nella discarica di Coronas Bentosas, secondo le annotazioni dell'Arpas di Oristano, le modalità di estrazione del percolato e di controllo analitico non sono conformi alle prescrizioni: il battente idraulico del percolato misurato nei pozzi 2 e 3 dimostra che le modalità di gestione del percolato non garantiscono la minimizzazione del battente idraulico come prescritto – si legge nel documento di diffida - e le pompe non entrano in funzione non appena vi sia un battente idraulico tecnicamente pompabile come prescritto. Ancora, annota l'agenzia di protezione ambientale, a differenza di quanto prescrive la legge, non risulta registrato giornalmente il livello dei pozzi di raccolta del percolato e l'analisi chimica dei parametri "fondamentali", da fare mensilmente per ciascun piezometro, per stessa dichiarazione del gestore, viene eseguito in modo alternato tra pozzo n. 3 e n. 2.

La diffida per il gestore è quindi quella di estrarre con la massima urgenza, non oltre 7 giorni dal presente provvedimento, il percolato presente nei pozzi di estrazione, in modo tale da minimizzare il battente idraulico di percolato sul fondo della discarica al minimo compatibile con i sistemi di sollevamento e di estrazione come prescritto nell'AIA e di trasmettere le relative comunicazioni dell'avvenuta estrazione e delle modalità di esecuzione entro 24 ore dal termine delle operazioni alla Provincia e all'Arpas. Ancora, di adeguare entro 30 giorni i sistemi di raccolta e pompaggio del percolato, posizionando e automatizzando i sistemi di sollevamento e di estrazione e rendendo permanente e continuo il collegamento tra pozzi di raccolta del percolato e la vasca di raccolta dello stesso, di utilizzare entro 30 giorni la vasca di raccolta per il deposito temporaneo del percolato, dalla quale dovrà provvedere al carico delle autobotti incaricate del trasporto all'impianto di trattamento e, infine, di eseguire le analisi con la frequenza indicata e per ogni singolo pozzo di raccolta del percolato.

Infine, come se non bastasse, un'altra inosservanza viene imputata sulla caratterizzazione di alcune tipologie di rifiuti in ingresso, quali fanghi e miscele bitumose, che secondo la Provincia è lacunosa, non evidenzia la possibile pericolosità del rifiuto e non contiene indicazioni sull'accertamento della non pericolosità del rifiuto stesso. Per questo l'ente provinciale diffida il gestore al rispetto immediato della prescrizione violata, imponendogli di verificare che la caratterizzazione di base fornita dal produttore contenga in maniera chiara le procedure utilizzate per l'attribuzione della classe di pericolo del rifiuto con codice a specchi.

Giulia Serra

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