Gli occhi della Procura sulla Piana di Ottana/Bolotana: i rifiuti, la terra e il lavoro

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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PIANA di OTTANA/BOLOTANA. La notizia, che da ieri mattina è rimbalzata su tutti i giornali Sardi e non solo, è quella dell'arresto di vertici del Consorzio Industriale provinciale di Nuoro.

Nell'ambito dell'operazione denominata “Il Sistema”, condotta dai Carabinieri della compagnia di Ottana, agli arresti domiciliari sono finiti il Presidente Pier Gavino Guiso e il Direttore Generale Salvatore Serra.

Al centro di uno dei due filoni dell'inchiesta vi è la realizzazione di una piattaforma per il trattamento di rifiuti.

Di cosa si tratta?

Incrociando i dati emersi dalle indagini e le attività condotte dal Cip negli ultimi anni, si dovrebbe trattare della piattaforma per rifiuti liquidi che, nelle intenzioni del Consorzio, avrebbe dovuto affiancare l'attuale impianto di depurazione consortile operante nell'area industriale di Ottana, gestito appunto dallo stesso Consorzio provinciale guidato dal Presidente Guiso.

La nuova piattaforma avrebbe consentito di trattare 100 tonnellate al giorno di quelle particolari tipologie di rifiuto liquido, come per esempio il percolato delle discariche, che per la loro natura non possono essere trattate nei depuratori standard ma devono essere trasportate in impianti ad hoc specificatamente autorizzati.

Nel dicembre 2015, nell'ambito del programma per l'infrastrutturazione delle aree di crisi, il Consorzio provinciale fu delegato dall'Assessorato regionale all'Industria per la realizzazione dell'impianto: per farlo fu previsto un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro.

Nel 2016 il Cip inoltra l'istanza per l'assoggettabilità dell'intervento, configurandolo come “adeguamento dell'impianto di depurazione consortile...” e, nel 2017, l'allora Giunta Regionale decise di non sottoporre il progetto ad ulteriore procedura di VIA,Valutazione d'Impatto Ambientale.

L'iter autorizzativo finisce infine sul tavolo del Settore Ambiente della Provincia di Nuoro, ente competente per il rilascio dell'AIA, Autorizzazione Integrata Ambientale.

Trascorre più di un anno, nel corso del quale ente provinciale avanza una serie di richieste d'integrazione documentale: per la Provincia l'intervento non può essere considerato un “ampliamento”, lo identifica invece come una nuova attività di trattamento di rifiuti e, richiamando le “Norme di Attuazione del Piano stralcio per l'assetto idrogeologico (PAI) e del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani (“ è vietato realizzare nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento, smaltimento e di recupero dei rifiuti”), tra gennaio e febbraio del 2019, rigetta l'istanza presentata dal Consorzio provinciale.

Il Consorzio, a seguito del non accoglimento provinciale, aveva annunciato di aver presentato ricorso al Tar, ma non siamo riusciti a trovare riscontro di un possibile pronunciamento del Tribunale (potrebbe anche non essersi ancora pronunciato sul caso).

Abbiamo ricostruito in breve la vicenda, attraverso i documenti reperibili, perché dovrebbe essere proprio questo intervento l'oggetto dell'indagine della Procura di Nuoro: secondo la pubblica accusa, i vertici del Consorzio provinciale avrebbero stretto degli accordi con società con sede legale a Lamezia Terme finalizzati a condizionare l'assegnazione dei lavori per la realizzazione della piattaforma. Se per il Presidente ed il Direttore sono stati disposti gli arresti domiciliari, per Tonino Marchio e Donato Sabatino, rispettivamente amministratore e consulente delle società attive in ambito di gestione dei rifiuti Ecotec e Econet, è scattato l'obbligo di dimora.

In questo stesso quadro gli investigatori fanno rientrare anche una presunta “istigazione alla corruzione” nell'ambito dei lavori per lo svuotamento e la bonifica di un vascone contenente rifiuti speciali. In questo caso, sempre secondo gli inquirenti, vi sarebbe una richiesta di denaro da parte di Guiso e Serra per condizionare l'assegnazione dei lavori a favore della società di Marchio attraverso la mediazione di Sabatino.

Il secondo filone dell'inchiesta scalfisce invece l'immagine dell'azienda considerata l'oasi nel deserto della desolata Piana di Ottana/Bolotana, l'Antica Fornace, leader nella produzione di guarnizioni in gomma a livello internazionale: più di 200 gli operai che lavorano nella sua sede Bolotanese, un fatturato annuo milionario e un radicamento ventennale sul territorio.

La Procura di Nuoro ieri ha disposto l'obbligo di dimora per il suo Direttore Antonio Busi e per il consulente Luigi Zilli. All'attenzione degli investigatori sono finiti i rapporti tra le due figure aziendali e i vertici del Cip e, in particolare, l'interessamento per alcuni terreni di proprietà del Consorzio provinciale: si tratta di alcune aree per le quali, dallo scorso anno, il Consorzio ha avviato una procedura aperta per la concessione a terzi finalizzata alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Secondo l'accusa, il direttore Busi aveva realizzato, attraverso il consulente Zilli, un accordo con i vertici del Consorzio (Guiso e Serra) per lo scorporo di alcuni lotti dalla procedura aperta e quindi per la loro assegnazione a favore dell'Antica Fornace attraverso una trattativa privata. In cambio, sempre secondo l'accusa, non vi sarebbe un passaggio di denaro, bensì di quello che, nel centro di una Sardegna annientata da una crisi profonda ed irreversibile, è il bene divenuto più caro: un posto di lavoro.

 

 

Giulia Serra

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