Il fuoco minaccioso dentro l'area industriale di Ottana: racconto per parole ed immagini

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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Piana di Ottana-Bolotana. I pascoli questa volta si sono salvati dalle fiamme. L'incendio che giovedì pomeriggio è divampato nella Piana di Ottana ( qua il nostro video in diretta) sembrava aver come obiettivo altro rispetto alla vasta distesa di terreni agricoli della zona.

Secondo gli operatori intervenuti sul posto gli inneschi erano almeno 4 e, a ben guardare, erano disposti quasi a circondare una fetta di territorio ben definita: quella nella quale resiste ciò che un tempo furono gli insediamenti produttivi dell'industria.

Solo l'intervento di 4 elicotteri, un Canadair e un importante numero di squadre a terra – Forestas, vigili del fuoco, guardie forestali e vigili del fuoco – ha evitato che quelle fiamme appiccate da postazioni diverse provocassero il peggio. Perché l'area è appunto quella industriale, culla di tante criticità irrisolte tra le quali, da non sottovalutare mai, quelle di tipo ambientale.

Il fuoco, partito poco dopo le 16, è stato domato prima dell'imbrunire.

Visivamente, verso le ore 17, il fuoco sembrava bruciare in due differenti luoghi all'interno dell'area industriale e le fiamme si sono spinte fino quasi all'asse stradale, bruciando non solo sterpaglie e macchia mediterranea, ma anche qualcosa di più corposo che ha sprigionato una nube di fumo nero e denso.

Ad uno sguardo più attento, si poteva già annotare che il fuoco era stato appiccato in altri ulteriori punti strategici. Tra questi, il più evidente è l'innesco a ridosso della discarica di rifiuti speciali di Coronas Bentosas, eclatante e visibile in quanto spento ed arginato per tempo: siamo dall'altra parte del fiume rispetto al cuore dell'incendio - sviluppatosi in territorio di Ottana a partire dagli ex stabilimenti Legler da una parte fino ad arrivare quasi a ridosso della strada provinciale 17 - in territorio di Bolotana e lontani troppi chilometri per poter pensare ad una linea di continuità. Lì, sulla cunetta che, subito dopo il ponte che consente l'accesso al sito industriale a chi viaggia in direzione Bolotana-Ottana e apre sulla strada che costeggia la discarica di rifiuti speciali della famiglia Cancellu, la corsa del fuoco è stata interrotta giusto in tempo, a pochi metri dal perimetro dell'impianto di rifiuti al cui interno già due anni fa scoppiò un terribile rogo incontrollato che bruciò per tutta la notte.

La lingua di terra bruciata, tra bombolette, fusti di piccole dimensioni ancora fumanti e rifiuti delle più svariate tipologie, ancora il giorno dopo incredibilmente maleodorante, segna il pericoloso cammino e la direzione verso l'impianto intrapresa dalle fiamme.

Ciò che resta a seguito di un incendio non è mai consolatorio e percorrere l'intricata rete di strade interne del sito industriale di Ottana lo è ancora meno perché, oltre l'odore acre che domina la zona interessata dal rogo, si respira un'aria di abbandono generale. É tutto scassato dentro quel non-luogo e ovunque, a bordo strada, nei piazzali degli edifici, negli edifici stessi e nei sottopassi, ci sono rifiuti e cose rotte. Sembra una terra di nessuno.

In una di queste bretella interne vi è uno dei bordi del perimetro dell'incendio: il cancello con l'insegna Legler è spalancato su una ulteriore passaggio interno. Sulla sinistra e poi via verso l'interno del sito, le fiamme hanno lasciato la loro traccia indelebile bruciando tutto ciò che incontravano sul terreno, passando attraverso i vasconi e lasciando, ai piedi della ciminiera, gli immancabili fusti di chissà cosa anneriti ed esausti.

Sulla destra del cancello invece, davvero a due passi dalla terra arsa dalle fiamme, vi è una grande zona chiusa e protetta da un recinto di pannelli dai quali si affacciano cumuli di sacconi blu e bianchi. Dentro vi è lo stabilimento della Central Sughero, circondato da un ampio piazzale nel quale sono state stoccate grandi quantità di rifiuti. Solo pochi giorni fa, il 3 di agosto, con una apposita ordinanza, il sindaco di Ottana Franco Saba li aveva identificati come rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi abbandonati e ne aveva intimato la rimozione entro 10 giorni. Fortunatamente, vista la traccia indelebile del fuoco arrivato vicinissimo al piazzale, sono scampati alla furia delle fiamme.

In alto, una selezione di foto scattate durante il rogo di giovedì e la mattina successiva.

 

Giulia Serra

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