Macomer. La missione dell'Ambasciatore d'Egitto in Sardegna

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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MACOMER. “Noi vogliamo la verità. È importante per l'Italia quanto per l'Egitto, perché questo caso fa male al partenariato tra i due paesi” - ha detto Hisham Badr rispondendo alla domanda posta dai giornalisti prima e dai ragazzi del Liceo G. Galilei di Macomer poi.

Il caso al quale si fa riferimento è ovviamente quello, ancora irrisolto ed avvolto nel mistero, del rapimento, della tortura e dell'uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni, avvenuto al Cairo nel 2016. Questione spinosissima nei rapporti tra Italia ed Egitto, è finita platealmente al centro della tappa sarda del diplomatico egiziano per le polemiche scatenatesi a seguito della denuncia di uno studente del Liceo macomerese, il quale ha raccontato che la dirigente scolastica Gavina Cappai, nell'ambito della preparazione dell'incontro dei ragazzi con Hisham Badr, avrebbe chiesto loro di non porre quesiti sul caso Regeni.

Di fronte all'animosa discussione scaturita dalla diffusione dell'imbarazzante notizia, balzata persino agli onori delle cronache nazionali, era stato lo stesso ambasciatore ad allontanare dalla sua figura di rappresentanza ogni tipo di volontà di sfuggire alla questione, dichiarandosi ovviamente disponibile a rispondere a qualsiasi tipo di domanda e ribadendo a più riprese l'assoluto interesse ed impegno dell'Egitto a collaborare per trovare la verità sul tragico epilogo del ricercatore italiano.

Neppure una parola sulla vicenda è stata invece spesa dalla dirigente scolastica Gavina Cappai che, in barba alle attese, ha scelto di non chiarire l'accaduto neppure nell'ambito dell'incontro, glissando sulla bufera che la ha travolta e ritenendo evidentemente che le dichiarazioni del diplomatico fossero bastate a chiudere una questione che forse, a ben guardare, ha esposto più l'istituto scolastico che l'ambasciata d'Egitto.

Accolto con tutti gli onori, compreso l'immancabile ballo della tradizione della Sardegna eseguito da un apposito gruppo costituito da una rappresentanza di studenti dei diversi paesi del territorio, Hisham Badr ha dato prova pratica della preziosa arte oratoria e diplomatica, cimentandosi in un intervento a tutto tondo - senza alcun paletto tematico - proposto in lingua italiana e nel quale ha condensato, tessendoli abilmente, approcci culturali fondati sui valori dell'apertura e della conoscenza, visioni geopolitiche, progetti energetico-economici, orientamenti filantropici e proiezioni di prospettiva sulle finestre aperte sul mondo del futuro.

Giunto in Sardegna per chiudere il progetto Embassy Adoption Program (“adotta un'ambasciata”) portato avanti dalla 5^ E del Liceo di Macomer e proposto dall'associazione Global Action, con il suo discorso di ampio respiro, proposto ad un'aula magna gremita, l'ambasciatore ha fatto emergere chiaramente, se mai vi fosse stata qualche incertezza, la più alta missione affidatagli dal suo Governo: quella di rinsaldare il rapporto tra Italia ed Egitto, incrinatosi a seguito del caso Regeni anche a fronte dell'alto livello di attenzione riservato dall'opinione pubblica italiana, e quella di proiettare un'immagine internazionale meno fosca di un Egitto, guidato dal 2013 dal Generale Al-Sisi, nel quale la libertà di stampa, la possibilità di dissenso ed il rispetto dei diritti umani risultano messe in discussione dalle ripetute violazioni accertate da numerose autorità internazionali. Sullo sfondo di questa “missione” c'è il grande business nel settore strategico dell'energia, con il progetto – al quale lo stesso ambasciatore ha fatto riferimento - che coinvolge l'italiana Eni e che oggi, con il ritrovamento di Noor, il più grande giacimento di gas naturale della regione dopo quello scoperto appena 3 anni fa, ha le potenzialità per ridisegnare gli equilibri del Mediterraneo assegnando all'Egitto un ruolo determinante nello scacchiere.

Così la tappa macomerese, che segue quella cagliaritana con le istituzioni regionali e locali, assume la forma di un percorso fatto di tasselli posti sul territorio e che Hisham Badr identifica come “semi”: "abbiamo messo il seme dell'amicizia tra questa scuola e l'Egitto" - ha sottolineato argomentando sul valore fondamentale della cultura e della conoscenza, del dialogo tra pari per trovare le soluzioni ai grandi problemi del mondo e sulla necessità di spogliarsi del monopolio della saggezza. Senza trascurare naturalmente i grandi temi che interrogano l'umanità, dalla malnutrizione all'inquinamento, dal fondamentalismo all'immigrazione, ha anche riaffermato con forza il ruolo determinante del suo paese nella lotta contro il terrorismo, come ultimo muro di contenimento nella sua diffusione verso l'Europa.

L'azione diplomatica calata sul centro Sardegna da Hisham Badr era iniziata qualche ora prima con il passaggio nell'aula consiliare di Macomer, accolto dalla vice Sindaca Rossana Ledda e dalla sua Giunta per i saluti istituzionali. La vice, facente funzioni di Sindaco, nel suo discorso ha ringraziato l'ambasciatore per aver ospitato gli studenti del Liceo, adottati dalla sua Ambasciata, e per aver dato loro l'occasione per un approccio reale con il mondo della diplomazia, ma ha anche colto l'occasione per presentare la sua città, ripercorrendone la storia recente fatta di una centralità fisica divenuta dall'Ottocento centralità economica e commerciale, e per richiamare l'attenzione sulla consonanza tra due civiltà storiche. “L'amicizia tra Sardegna ed Egitto ha segni indelebili nei geroglifici che raccontano la storia degli Shardana. Se l'Egitto è una delle prime e più grandi civiltà, anche la Sardegna vanta una delle civiltà più avanzate del Mediterraneo occidentale e quando l'Europa ancora non si riconosceva, l'isola era densamente costruita con circa 10 mila nuraghi” - ha detto Rossana Ledda ponendo l'accento sulla necessità di lavorare per accrescere le relazioni e la cooperazione puntando sul turismo ed il commercio.

Nel rispondere, dicendosi incuriosito dalla storia, a lui sconosciuta, dagli abili guerrieri sardi scelti dal faraone Ramesse II e subito traducendolo in “vogliamo fare qualcosa?”, l'ambasciatore ha sottolineato la necessità di costruire ponti di pace e la volontà di realizzare progetti per valorizzare la storia e la cultura: “se Macomer ha la volontà di fare una collaborazione, noi siamo pronti”.

Giulia Serra

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