Bolotana. Con un libro si riapre il dibattito sulla piana

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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BOLOTANA. Che il tema fosse solo momentaneamente accantonato era chiaro a tutti, perché
alcune questioni, anche se rinviate o evitate volontariamente, restano sospese nell'aria per poi materializzarsi, improvvisamente, e riaccendere gli animi solo in apparenza sopiti.
Così è stato: l'incognita “modello di sviluppo”, con tutte le implicazioni inerenti le scelte politiche, di visione e costruzione del futuro, ha fatto la sua comparsa alla presentazione del libro di Fernando Codonesu Servitù militari, modello di sviluppo e sovranità in Sardegna tenutasi Sabato nell'Aula Consiliare del Comune di Bolotana e organizzato da Giusi Boeddu e Sergio Sulas.
Che il paese del Marghine viva in una condizione di attesa, quasi di sospensione, lo avevamo già annotato nel Gennaio scorso, raccontando la tesissima presentazione del libro “Non nel mio giardino. Ambiente ed energia oltre la paura” di Vincenzo Pepe organizzata dall'Amministrazione Comunale (leggi l'articolo), nella quale l'allora attualissimo tema della riconversione a carbone della Centrale di Ottana Energia fu rigettato dagli organizzatori in quanto considerato inappropriato al contesto, nonostante il libro in questione trattasse proprio il tema energetico e fosse chiaro a tutti che la grande partecipazione a quell'incontro fosse dovuta essenzialmente alla possibilità di sviscerare pubblicamente la questione del carbone.
Il Sindaco Francesco Manconi affermò in quell'occasione che il dibattito sarebbe stato affrontato in una apposita assemblea aperta, alla presenza di esperti del settore.
Ad onor del vero però, ad oggi, l'argomento non ha trovato spazio né in un incontro pubblico né, tantomeno, in sede di Consiglio Comunale.
Il temporaneo congelamento del progetto di riconversione a carbone, annunciato dallo stesso Clivati in attesa di nuovi sviluppi, non ha però archiviato l'argomento, in quanto la centrale di Ottana Energia, attualmente alimentata ad olio combustibile, per poter ottenere il regime di essenzialità andrebbe comunque riconvertita entro il 2014, come richiesto dal MISE.
Il tema vero sul tavolo è quello del futuro della Piana di Ottana, in bilico tra l'aspirazione a diventare il terzo polo energetico della Sardegna, investendo ancora sul modello industriale o la possibilità di immaginare uno sviluppo alternativo e sostenibile che riparta dai territori e dalle comunità. 
Fernando Codonesu, laurea in Fisica ed in Ingegneria Elettronica, componente della Commissione di Esperti promossa dal Ministero della difesa per l'attività di caratterizzazione del PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra), consulente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, esordisce sgombrando il campo da equivoci: “Il mio non è un libro solo sulle servitù militari. La questione Sviluppo del territorio investe 50 anni di Storia della Sardegna. La crisi che oggi viviamo viene da lontano e noi sardi abbiamo le nostre responsabilità.
Se è vero che i poligoni militari sono stati calati dall'alto e i sardi non si sono mai potuti esprimere in merito, è altrettanto vero che il modello di sviluppo degli anni Settanta lo abbiamo scelto anche noi, ed è innegabile che la nostra classe dirigente abbia delle responsabilità. Quel modello industriale è fallito. Le grandi centrali elettriche, per esempio, sono nate per soddisfare le necessità dei grandi poli industriali. Oggi quei poli sono falliti e quelle centrali non hanno più senso
”.
Un intervento dal pubblico focalizza la discussione sul particolare, evidenziando che quel sistema industriale ha, certo, creato benessere nei decenni precedenti, ma ha anche lasciato sul territorio macerie economiche, sociali e ambientali che la Piana di Ottana è lì a testimoniare. Ragione per la quale, si sottolinea, le scelte di sviluppo devono essere sostenibili e non si devono perpetuare gli errori del passato.
Il Sindaco Manconi tenta, asseritamente “per non uscire fuori tema”, di riportare la discussione sulle Servitù Militari; la relatrice puntualizza che il libro tratta ampiamente l'argomento Modello di Sviluppo e che si avverte da più parti, oggi più che mai, la necessità di pensare, discutere, confrontarsi e scegliere, in forma comunitaria e condivisa, i modelli di sviluppo nei luoghi in cui questi verranno applicati.
Non si può però - interviene l'Assessora Comunale alla Cultura - demonizzare l'industria: quel modello di sviluppo ha consentito al nostro paese di lavorare, di studiare, di crescere. Le scelte che si faranno per il futuro dovranno tener conto ovviamente della sostenibilità ambientale, ma non si può dire sempre no a priori”.
Rifiuto gli approcci di tipo ideologico - ribatte Codonesu – ciò che m'interessa è individuare dei percorsi di fuoriuscita, di superamento. Dire cancelliamo tutto è un discorso ideologico. Dobbiamo essere capaci di sostituire senza perdere i posti di lavoro.  Oggi, per esempio, le guerre si fanno in modo molto diverso e da un punto di vista militare ed economico  le Servitù Militari, allo stato attuale, sono superate ed inutili. Per quanto riguarda l'industrializzazione e in particolare Ottana, ho lavorato nella centrale elettrica, ne conosco ogni bullone, e posso dire che fino al 2005 la società rendeva e poteva stare sul mercato, dopo non più. Non si può continuare ad assistere un sistema che ci danneggia”.
Alla domanda “Ritiene dunque che Ottana Energia sia, attraverso il regime di essenzialità, una società assistita?”, “Certo- risponde Codonesu- e l'essenzialità non serve a nulla, è una corbelleria politica”.
Nell'interessante lavoro di Codonesu, che affronta tra l'altro proprio il caso di Ottana Energia, si sostiene che la centrale “ancora nel 2013, in nome della sua essenzialità per il sistema regionale, si è vista pagare l'energia fino a 300Euro/MWh, quando sulla borsa elettrica il prezzo non arrivava neanche ad un quarto di tale importo[...]ci si è basati sull'assistenzialismo per far sopravvivere una centrale elettrica del tutto inutile, mentre ci si poteva e doveva concentrare più utilmente sulla ricollocazione dei lavoratori.”
Posizione netta, che l'autore del libro potrebbe argomentare in modo più dettagliato a Settembre, visto che si è reso disponibile a partecipare ad un possibile incontro sul tema specifico dopo l'estate.
Comunque la si pensi sulla questione, è innegabile che questi incontri siano un' irrinunciabile occasione  di confronto da promuovere e sostenere.
Uno stimolo positivo e costruttivo, perché riflettere e confrontarsi sulle scelte economiche, politiche e di sviluppo possibile significa contribuire ad immaginare, ideare, costruire e migliorare il proprio territorio, dismettendo un atteggiamento di supina accettazione e di delega passiva e disinteressata: un primo importante passo per  riappropriarsi del proprio futuro. 

Giulia Serra

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