In nome dell'Integrazione e della Conoscenza: alla Fiera degli Ovini le Identità dei Popoli attraverso le Culture Alimentari

La comunità degli immigrati cucinerà l'agnello a seconda degli usi e costumi dei paesi di provenienza

| di a cura della Redazione
| Categoria: Gusto
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Il Consorzio per la tutela dell’agnello Igp di Sardegna sarà presente alla 10^ edizione della Fiera Nazionale degli Ovini di Razza Sarda che si terrà a Macomer Sabato 23 e Domenica 24 aprile.

Quest’anno la sua partecipazione sarà caratterizzata dall’integrazione culturale, con il coinvolgimento della comunità di immigrati macomerese che si renderanno protagonisti di un momento culinario internazionale: la carne d’agnello, offerta dal Contas, verrà cucinata in tutte le varianti delle comunità presenti nella cittadina, e verrà offerta ai presenti per una degustazione.

Siamo presenti alla fiera con la convinzione  – afferma Battista Cualbu presidente del Contas – che le sinergie tra i protagonisti del mondo agropastorale sardo, anche in momenti di promozione come questo di Macomer siano la base per contrastare i gravi problemi che stanno affliggendo il comparto, in più il fatto di coinvolgere le comunità straniere, risponde all’esigenza di riconoscere la loro funzione all’interno della nostra economia pastorale”.

E’ la novità di quest’anno infatti:  la partecipazione alla mostra di uomini e donne residenti a Macomer provenienti da tutte le parti del mondo.

Lo scopo è quello di conoscere le diverse varianti di consumo della carne d’agnello cucinate secondo la loro tradizione.

Abbiamo coinvolto una decina di immigrati che ci daranno una panoramica delle varianti di cottura dell’agnello proprie del paese d’origine – spiega Patrizia Pitzalis, direttrice del consorzio -.  Allo stesso modo, in rappresentanza della cultura locale, ci saranno invece gli anziani del Marghine, grazie all’associazione Auser che cucineranno l’agnello secondo le tradizioni culinarie sarde”.

Quest’anno quindi spazio alla diversità culturale in nome della conoscenza e dell’integrazione: “nelle nostre campagne e nei nostri ovili si sta svolgendo da ormai una quindicina d’anni una vera e propria amalgama tra le usanze agropastorali sarde e quelle dei paesi di provenienza della manodopera estera – spiega Battista Cualbu - Non possiamo non riconoscere l’importanza della sinergia creatasi tra i sardi e i tanti servi pastori non italiani che svolgono una funzione fondamentale nei meccanismi della nostra economia e senza i quali avremmo assistito all’inesorabile declino di tante realtà lavorative”.

L’aver pensato a riservare uno spazio nella fiera a uomini e donne del resto del mondo, soprattutto all’interno della settima mostra regionale agroalimentare e al primo concorso gastronomico Città di Macomer non è altro che una presa d’atto delle migliaia di collaborazioni in tutti questi anni tra i pastori e il mondo dell’immigrazione – affermano dal Consorzio -  un segnale anche per la cittadina del Marghine, che in questo modo, all’interno di un evento di spessore, affida uno spazio a persone straniere che lavorano e vivono la città”.

a cura della Redazione

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