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MACOMER. "POLEMICHE SU SANITOPOLI: CANDO SU ‘OE NARAT CORRUDU A S’AINU…." di Giuseppe Ledda

Intervento di Giuseppe Ledda

| di Giuseppe Ledda
| Categoria: Politica | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Essendo assente da oltre un anno e mezzo dal Consiglio comunale, non credevo di poter ancora  attirare le attenzioni del Capogruppo di Maggioranza e di turbarne la serenità, già messa a dura prova da una situazione a dir  poco  imbarazzante che lo vede indagato  per il reato di rifiuto di atti d’ufficio, nell’ambito di quella stessa inchiesta sulle assunzioni clientelari presso la ASL di Oristano che costringe il Sindaco da oltre due mesi agli arresti domiciliari, accusato di ancor più gravi reati.

Spesso in politica le persone che non riescono o non vogliono fare i conti con una spiacevole realtà, cercano rifugio nelle vicende del passato o si abbandonano  a fantasiose suggestioni mentali, per effetto delle quali si finisce per attribuire ad altri comportamenti negativi propri dell’agire politico suo e dei suoi amici.

Capita così che il Capogruppo di maggioranza in un suo recente intervento in Consiglio comunale, cerchi di evadere dalla  spiacevole situazione odierna, riesumando vicende di circa 30 anni fa, delle quali per sua stessa ammissione parla per sentire dire e con scarsa cognizione di causa, essendo all’epoca del tutto assente sulla scena politica macomerese. Questo spericolato tuffo nel passato trae origine dal suo maldestro tentativo di riversare  sugli avversari la responsabilità di aver alimentato in città un confronto politico aspro e scorretto e di aver introdotto logiche disinvolte nelle alleanze.

Sulle vicende politiche macomeresi dal 1990 in poi mi riprometto di ritornare a breve con un’analisi più dettagliata, resa necessaria da ricostruzioni fasulle e strumentali, del genere di quelle del Capogruppo di Maggioranza. Per ora mi limito all’essenziale, ribadendo innanzitutto che la violenza del linguaggio, la sistematica denigrazione delle controparti, una spiccata vocazione al trasformismo politico, sono gli strumenti utilizzati da un ristretto gruppo di potere per impadronirsi di istituzioni ed enti di sottogoverno in sede locale e regionale; disegno che - non avendo solide basi politiche e culturali, né alcuna utilità sociale - con la stessa velocità con cui è nato, sta arrivando oggi in modo drammatico al suo epilogo, sconfitto alle Regionali, travolto dalle inchieste della Magistratura, con i pochi superstiti di quella che sembrava un’invincibile armata, barricati nell’ultima roccaforte del Comune di Macomer.

Fu nel 1992 che fecero la loro comparsa nella politica macomerese i primi veri avvelenatori di pozzi, come risposta alla storica svolta politica che per la prima volta dopo quasi 50 anni relegò la Democrazia Cristiana all’opposizione; svolta che negli anni successivi incontrò un crescente consenso popolare, ma che evidentemente non tutti accettarono serenamente. Assistemmo infatti in quegli anni al proliferare di giornaletti locali, diretti da un rinomato docente universitario residente a Quartu, che improvvisamente prese ad interessarsi della sua Città di origine. Attraverso quei fogli, vennero sparsi a piene mani veleni ed insinuazioni contro gli amministratori comunali del periodo, inaugurando un metodo poi proseguito ed ampliato con l’avvento dei social network. Quella campagna di denigrazione e delegittimazione, che trovò anche non disinteressate collaborazioni a sinistra, ebbe la sua sublimazione nelle elezioni comunali del 2008, con la più scandalosa operazione trasformistica della storia, quando – pur di far fuori l’odiato nemico dal governo della Città – vennero fusi in una sola lista i tre schieramenti sconfitti nelle precedenti elezioni del 2003: quella di pseudo sinistra di Uda, quella di destra di Succu e quella di centro di Coco.

Questi fatti incontrovertibili rendono semplicemente ridicola l’accusa di disinvoltura politica che incredibilmente il capogruppo di Maggioranza tenta di attribuire ai rappresentanti della Minoranza nel precedente Consiglio comunale, rei di aver cercato di portare avanti alla luce del sole un’opposizione unitaria contro la deriva etica ed economica in cui la Città è stata trascinata dalle giunte Succu. D’altra parte, l’avventurismo politico ed il trasformismo del partitino sovranista hanno avuto una ancor più vasta applicazione  nella dimensione regionale: nel 2004 con Soru, nel 2009 col centro-destra di Cappellacci, nel 2014 di nuovo col centro-sinistra di Pigliaru. In tutto questo peregrinare, l’unico riferimento certo è stato l’accaparramento di fette sempre più ampie di potere, utilizzate per consolidare il proprio consenso: prima la ASL di Nuoro e poi quella di Oristano;  Abbanoa con annessi e connessi; AREA; il Consorzio Industriale e la Tossilotecnoservice.

E’ davvero stupefacente che l’esponente di una forza politica che ha operato in modo tanto nefasto da essersi autodistrutta con i suoi comportamenti, tenti di riesumarne il cadavere, proponendola addirittura come unico elemento di pacificazione della comunità locale che essi per anni hanno balcanizzato con le loro politiche clientelari, sfruttando la disperazione delle famiglie di fronte al dilagare della disoccupazione, per accrescere il consenso elettorale attraverso i meccanismi del voto di scambio, creando un sistema antidemocratico e discriminatorio  che le indagini della Magistratura hanno iniziato a scardinare.

Macomer ha certamente bisogno di superare questo momento critico e di aprire una fase nuova, ristabilendo un confronto civile basato sul rispetto delle regole, la trasparenza, la partecipazione democratica. Francamente, penso che l’unico contributo serio che  il Capogruppo sovranista ed i suoi colleghi  asserragliati in Consiglio comunale possono dare ad una comunità così pesantemente umiliata, sia quello di farsi da parte e di ridare la parola agli elettori. 

Non si tratta di essere giustizialisti, anticipando pronunciamenti della Magistratura che richiederanno lunghi anni, ma di dare una risposta ad un gigantesco problema politico che quelle indagini hanno contribuito ad evidenziare, ma che era da tempo sotto gli occhi di tutti: un numero  fuori da ogni logica  di cittadini macomeresi ha avuto accesso a posizioni lavorative nelle strutture di una ASL di cui Macomer neppure fa parte, controllata dal Partito dei Sardi e questo fatto ha certamente influenzato in modo significativo l’esito delle elezioni comunali e regionali tenutesi negli ultimi 10 anni.

Chi nega l’esistenza di un ben articolato  sistema di voto di scambio quale emerge dalle indagini della Magistratura e dai suoi primi provvedimenti, non ha che da fornire una spiegazione razionale a quanto avvenuto nella ASL di Oristano ed anche in altre aziende: COME SONO AVVENUTE QUELLE ASSUNZIONI? Sono state fatte per sorteggio ed i ns. concittadini sono stati particolarmente fortunati? E’ intervenuta la divina provvidenza che ha voluto avere un occhio di riguardo verso una Città particolarmente vessata dalla crisi economica, magari confondendosi poi  nell’ indirizzare i beneficiari non alla fede religiosa, ma al dogma sovranista?

Il capogruppo di Maggioranza, invece di divagare sul passato e su altri temi, dia - se può - una risposta credibile a questa questione politica e con lui lo faccia il Presidente del Partito dei Sardi, il vice Sindaco, tutta la Giunta ed in particolare un’assessore che in passato non mancò di segnalare con asprezza e dovizia di particolari le pratiche scorrette utilizzate per le assunzioni nella Sanità e che oggi invece con ancora maggiore veemenza difende l’esatto contrario.

La Città aspetta da Voi un risposta: datela subito, convinceteci che in questi anni non è avvenuto niente di irregolare, oppure non vi rimane altra soluzione se non quella di farvi quanto prima da parte, evitando di trascinare ancor di più Voi stessi e la Città nell’ignominia.

                                                                                                                             Giuseppe Ledda

Giuseppe Ledda

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