"Il sentiero dei ricordi che porta al mulino" di Flavia Trogu

Il secondo racconto firmato da Flavia Trogu ci accompagna dentro i percorsi della giovinezza di zia Maria Luisa

| di Flavia Trogu
| Categoria: Varie
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- Se passa dalle campagne lo può raggiungere, forse lo trova ancora, non lo so - mi dice zia Maria Luisa mentre accarezza delicatamente il centro tavola ricamato, la stessa delicatezza con la quale si accarezza un bambino.

Lei lo sa, perché è stata “mamma 'e latte”, e di bambini ne ha nutriti e coccolati tanti.

- Andavamo a piedi, di notte, da Illorai a Esporlatu, per non farci scoprire dai tedeschi, che ci avrebbero sequestrato tutto. Ci mettevamo due ore: una per andare e una per tornare. Qualcuno di noi aveva un asinello, ma serviva per portare i sacchi di grano, non per trasportare le persone.

Uno degli asinelli era il nostro. C'era la guerra e la gente era povera, non tutti ne possedevano uno.

La mia famiglia, posso dire, era una famiglia fortunata, e quindi era importante per noi aiutare le altre persone che non avevano né un asino né un cavallo.

Io ho 93 anni, sono vecchia, e di cose me ne ricordo poche, anche se ne ho fatto sicuramente tante, ma questa del mulino me la ricordo bene.

Avevo circa 14 anni, mi piaceva andare a macinare di notte, per me era una festa.

Anche per Domenicangela, la mia amica, lo era. Ci preparavamo dal pomeriggio, mettevamo un poco di pane e di formaggio in un fazzoletto e a mezzanotte partivamo insieme alle donne grandi, mamme, sorelle, zie e altre amiche del paese. Poi in cammino incontravamo anche persone che muovevano dagli altri paesi della zona e che avevano la nostra stessa direzione.

Se mi chiede se fosse pericoloso, beh io le dico di no, non avevamo paura!

Anzi, era bello e ci divertivamo molto. Cantavamo un sacco di canzoni, ma adesso per la verità non me le ricordo più (ride).

E ballavamo su ballu tundu. Io non sapevo ballare, però ballavo lo stesso!

Come quando andavamo alla processione della Madonna della neve, li ballavano tutti.

Lei lo sa perché si chiama Madonna della neve? Perché dicono che un giorno era caduta la neve proprio dove la Madonna voleva la chiesa. Un miracolo insomma.

 

Si ferma un minuto, per andare là, nei suoi ricordi di bambina. Quando li raggiunge, si vede chiaro dai suoi occhi così profondi e lucidi. Ma è il tempo di una vita racchiuso in un attimo, per tornare poi al presente esclamando: - “oih!”, prima ci divertivamo con poco, era molto diverso...non mi piace come è adesso...che non si vedono neanche i bambini che giocano in strada.

Però, non è che fosse tutto così perfetto in realtà... non c'era neanche la lavatrice!

Zia Maria Luisa è davvero bella, una donna minuta che sprigiona una forza da guerriera.

E lei la guerra l'ha vissuta e vi ha perso chi amava, ma nonostante questo riesce a trovare il bello anche laddove sembra impossibile trovarne una piccola traccia.

I suoi ricordi sono tanti, intrecciati in un filo color grano, e le emozioni che trasmette raccontandoli, ne emanano il profumo.

E poi, dopo quasi un'ora, ritorna al suo racconto e, sorridendo con la stessa innocenza di un bambino, dice:

- al mulino ci aspettavano le sentinelle, gliel'ho detto? Di tutto il resto non mi ricordo più!

 

 

Flavia Trogu

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