BOLOTANA. Manconi si dimette, la sua maggioranza gli chiede di restare

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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BOLOTANA. Le annunciate dimissioni del Sindaco Francesco Manconi sono state ufficializzate nella tarda serata di ieri in seno al Consiglio Comunale appositamente convocato, in un'Aula Consiliare gremita di commercianti, lavoratori, pensionati e semplici cittadini , colpiti in varia misura dalle decisioni assunte dall'Amministrazione bolotanese relativamente all'applicazione delle  Tariffe della tassa sui rifiuti.
Nel discorso del Primo Cittadino, travolto nell'ultimo mese dalle proteste per le esorbitanti bollette TARI, si condensa il dramma di una vicenda che ha portato l'istituzione comunale ad assumere l'ingrato ruolo di controparte del settore produttivo e commerciale del paese.
Visibilmente provato, Francesco Manconi ammette l'errore commesso, assumendosene tutte le responsabilità, sottolineando comunque in diversi passaggi la posizione più volte espressa in queste settimane:“Lo Stato ha delegato ai Sindaci il gravoso ruolo di controparte dei cittadini. Siamo costretti a fare gli esattori di una imposizione fiscale che si è trasformata in vessazione: per la mia storia politica – afferma - non posso accettarlo. Lo Stato fa passare il messaggio falso di aver abbassato le tasse, mentre in realtà le ha solo scaricate sui Comuni, che tra l'altro, devono far fronte al taglio consistente dei trasferimenti”.

Una sala gelida e intransigente ne accoglie le dimissioni, non concedendo al primo cittadino neanche un applauso di commiato.

A prendere la parola subito dopo è il Consigliere di Minoranza Mario Bussa, che esprime la propria solidarietà al Sindaco per quelli che definisce “inaccettabili attacchi sul piano personale nell'incontro pubblico del 22 Gennaio. Non è il momento di dimettersi – prosegue Bussa – e invito il Primo Cittadino alla riflessione, perché con le dimissioni non si risolve il problema TARI”.

L'intervento successivo spetta al Consigliere Fabrizio Tanchis, esponente del gruppo Zente Noa appena approdato in Consiglio dopo le dimissioni di Paolo Carta: “concordo col Sindaco rispetto alle vessazioni da parte dello stato. Questo però non toglie le responsabilità politiche dell'Amministrazione. Se riteniamo che la TARI sia ingiusta, non dobbiamo accettarla. Chiedo al Consiglio di dimettersi in massa per ribellarsi a questa situazione”.

Il Consigliere Armando Saba sgombera subito il campo dagli equivoci :” siamo qui a parlare di dimissioni a causa della TARI, questo è il punto, non gli insulti, gli esattori, ecc. I commercianti hanno protestato per una causa giusta, ma dare le dimissioni è la risposta più lavativa che possa esistere.  Se ci fosse stato un minimo di controllo oggi non saremo qua a parlare di dimissioni. Tutt'ora paghiamo servizi che non vengono erogati. Bisogna trovare il modo per abbassare le tariffe” dice guadagnandosi l'unico applauso della serata.

Ad intervenire subito dopo è il Consigliere di Maggioranza e Capogruppo PD Salvatore Buttu, che traccia il percorso seguito dal governo Manconi dal 2007, elencando le azioni messe in campo sui vari fronti socio-economici ed elogiandone le capacità amministrative ed i pregi umani, lanciando un'accusa alle “ menti diaboliche che impongono ai Comuni regole e balzelli, obbligandoli a fare da esattori”, e concludendo con la richiesta rivolta al Sindaco, a nome della maggioranza tutta, di rivedere le sue dimissioni per non lasciare il paese in mano ad un commissario.

Tra il numeroso pubblico in sala ci sono anche gli amministratori dei paesi del Marghine.
A prendere la parola, a Consiglio ormai chiuso, il Sindaco di Borore e Presidente dell'Unione dei Comuni Tore Ghisu, che esprime solidarietà a Manconi sottolineando le numerose difficoltà alle quali gli amministratori sono chiamati a far fronte in una situazione di grave crisi e malessere generale.” Sbagliare è umano – dice Ghisu – ma le difficoltà sono tante e bisogna superarle. Invito Francesco a restare ed a proseguire nel suo impegno”.

Dal pubblico qualcuno vorrebbe intervenire, parlare, riportare l'attenzione sulle scelte che hanno determinato bollette pesantissime per le attività commerciali, ma non c'è spazio in questa sede per le rivendicazioni dei tartassati.
L'assemblea è chiusa.
Da oggi inizia il conto alla rovescia: il Sindaco ha infatti 20 giorni di tempo per riflettere sulla sua scelta, al termine dei quali dovrà decidere se confermare le dimissioni ed aprire la strada al commissariamento oppure se ritirarle e tentare di trovare una soluzione praticabile per riparare all'errore e scongiurare quello che potrebbe rivelarsi come un colpo mortale per il tessuto produttivo di Bolotana.

Giulia Serra

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