SINDIA. Oggi è un venerdì speciale a Sindia perché si festeggiano i 100 anni di zia Raffaela che arrivando ad una tappa tanto importante si è ufficialmente guadagnata il titolo di “più saggia del paese”.
I festeggiamenti si sono svolti questa mattina con una messa alle 10.30 nella chiesa di San Demetrio, santo a cui la nonnina è particolarmente legata e che si trova a pochi passi dalla sua casa. La cerimonia è stata presieduta dal Parroco Don Niola alla presenza di parenti, amici e conoscenti e anche tutti i sacerdoti di Sindia.
Raffaela Giorgia Mura, questo è il suo nome completo, ci tiene a spiegare di essere nata nella notte in cui a Sindia si susseguivano la festa di San Raffaele e quella di San Giorgio, il 24 Aprile 1915. Festa che, come da tradizione, si festeggia tre settimana dopo la Pasqua e che il caso voglia che anche quest'anno cada proprio a ridosso di questa data, quasi come a farle onore.
Unica femmina di sette fratelli, figlia di Pietro Paolo Mura, ferroviere, e Sebastiana Antonia Pinna, casalinga, cresciuta nel periodo in cui la guerra la si vedeva sotto gli occhi, non in televisione, racconta la paura provata quando nel cielo passavano gli aerei a bassa quota, delle bombe e delle corse ai rifugi che non ha di certo dimenticato. Ma dice anche di non aver patito la fame, perché fortunatamente in famiglia si produceva il necessario per vivere e poi c'era lo scambio di prodotti nel vicinato e tra parenti. A questo proposito con un po' di rammarico ricorda di una solidarietà disinteressata tra familiari, amici e persone del vicinato che zia Raffaela considera essere un valore fondamentale, che arricchisce le persone ma di cui si è perso traccia, anche nel nostro piccolo paese: “oggi siamo distratti, non ci si guarda neanche in faccia, siamo poco attenti a coltivare le amicizie” dice.
Cresciuta nella casa cantoniera di Badu Ozu, lungo la strada 129 bis e successivamente presso la casa cantoniera di Pitzolu, alla periferia di Sindia, racconta di aver presto imparato a svolgere i lavori domestici, ma dentro di lei abbia sempre sognato di avere una famiglia tutta sua. I pretendenti non le sono di certo mancati, ma i suoi genitori preferivano respingerli se fossero forestieri, perché si aspettavano che sposasse un sindiese. E così fu.
Il 21 Ottobre 1939 sposò Pietro Satta, carabiniere originario di Villamar, rimasto vedovo con quattro figli da crescere. Nonostante la preoccupazione della famiglia, sia per l'età un pò più avanti di Pietro, sia per l'impegno di una famiglia di quattro figli che sarebbe potuto essere faticoso per una ragazza di 25 anni, approvarono la scelta e Raffaela diventò mamma da subito. Entrando in maniera naturale in questo nuovo ruolo dovette però imparare anche a gestire le finanze, diventando particolarmente abile a far quadrare i conti, senza non far mancare mai niente a nessuno.
Il loro fu un matrimonio d'amore e Raffaela fu ben accolta dai parenti della prima moglie di Pietro. Ricorda infatti che il fratello Boricu era solito dirle: “Una sorre appo peldidu, un attera nde appo cioppadu”, forse anche per dimostrarle riconoscenza per aver scelto di essere mamma dei suoi nipoti.
Dopo qualche anno ebbero altre due figlie: Anna Maria, chiamata per sua esplicita scelta come la prima moglie di Pietro e poi arrivò ad allietare la famiglia anche Sebastiana.
Alla domanda su quale fosse il collante di un nucleo familiare così numeroso, degno di quelle che sono le famiglie moderne, zia Raffaela dice: “Fin dal primo giorno, la nostra è stata una famiglia molto unita. Con mio marito abbiamo cercato di trasmettere ai nostri figli due valori fondamentali: la buona educazione ed il rispetto per tutti.”
Ma zia Raffaela non è stata solo una super-mamma dedita alla famiglia ma anche una brava cuoca: “preparavo tutto in casa, dalla pasta al pane, dalla fregola ai dolci ( s’aligu, pabassinos, sas pardulas, maretes, tiliccas, pirichitos, tipulas).” E ci rivela di avere una ricetta esclusiva: “sas covatzeddas de abba”, che si condivano con il sugo. “Molte massaie mi chiedevano le ricette ma poi si lamentavano perché il risultato ottenuto era inferiore all’attesa, fut sa manuza sa cosa impoltante!” ci dice sorridendo, fiera della sua ricetta.
Si dilettava anche nella preparazione di liquori, il mirto in particolare, secondo una ricetta risalente a 200 anni fa, tramandata da mamai Cambula, sua madrina, che ora ha trasmesso al nipote Antonello che porta avanti l'antica tradizione di famiglia.
Annoverata ormai tra coloro che sono la memoria storica di una Sindia ormai scomparsa, la dolce nonnina con lucidità riesce a tirar fuori dal cassetto dei ricordi, episodi e personaggi: come la visita a Sindia di Vittorio Emanuele III, giunto in paese nei primi anni 20' o la missione di Padre Manzella nel 1925, arrivato da Sassari, molto attento ai bambini e ai giovani. Per nostro stupore ci dimostra anche di saper essere internazionale dicendo una parola che l'è sempre rimasta impressa sin da bambina: il drink, parola sentita dagli americani mentre ordinavano al bar di famiglia.
Ormai calata nell'era della tecnologia, zia Raffaela non rinuncia per nulla al mondo al suo rosario in tv o al telegiornale, ma la sua trasmissione preferita è in assoluto “Sardegna Canta” con Ambra Pintore, che conosce fin da bambina. Ci fa sorridere il commento sulla programmazione tv di oggi, dicendo:“Non mi piaghen, però, cussas piccioccas chi si ponen a culu nudu!! Ma po sos giovanos bi cheren cussas puru!”
Nonostante qualche amarezza e il dolore per la perdita di persone a lei care, in primis del marito, giorni belli dice di averne trascorsi tanti nella sua lunga vita, seppur piena di rinunce e sacrifici. Zia Raffaela si dice soddisfatta di quello che ha vissuto e di come ora può godere dell'affetto di nipoti e pronipoti che le fanno da corona, ma soprattutto vuole viversi al meglio e con tanta gioia questa giornata a lei dedicata.
La centenaria di Sindia in questo giorno ci tiene a lanciare un messaggio principalmente ai giovani perchè secondo lei si fidano troppo di tutti, ma in questo mondo, che a suo avviso non è molto leale, ricorda di essere coerenti nel lavoro e nella vita in generale perché “sa malasolte este cumpagna de su discoidu”. Suggerisce di essere parsimoniosi e di pensare al futuro perché non si sa mai! E poi aggiunge: Ringratzio po sos augurios chi soe retzinde da totu sa ’idda de Sindia. E a totu dao un’ auguriu: tenzedas bona fortuna, vivedas in paghe, chena disturbos e in salude, finas a imbatere a s’edade mia.”
Auguri cari a zia Raffaela e a tutta la sua bellissima famiglia, che possa avere ancora tanti giorni felici da vivere con lo stesso fervore e quel pizzico di semplicità che l'accompagna da sempre e sembra essere il segreto vincente per una vita da 100 candeline e oltre!

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