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AbbaGiusta Vs AbbaNoa. Da Silanus nessun passo indietro: "la quota della tariffa del Depuratore non è dovuta"

| di Salvatore Tedde, Portavoce del comitato Abba Giusta
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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In relazione alla vertenza in atto a Silanus, a fronte degli atti documentali e del corposo dossier reso pubblico che dimostra l'inadempienza pluriennale del gestore nella depurazione e l'indebita fatturazione e riscossione del corrispettivo applicate, Abbanoa ribadisce e irrigidisce la sua posizione;

pur sapendo e ammettendo che la depurazione non avveniva a termini di legge, pretende comunque il pagamento poiché il depuratore secondo essi è attivo. I loro avvocati dovranno essere molto bravi nello spiegare al giudice come si può definire "attivo" un impianto che non è in grado di svolgere il suo lavoro e che non aveva (come da documentazione ufficiale fornita dalla Provincia di Nuoro), l’autorizzazione allo scarico.

Di questo passo, si potrebbe pretendere una tariffa per tutti quei servizi che non vengono resi, ci permettiamo di dubitare che possano esistere simili aberrazioni legislative. Sarebbe come salire su un autobus col motore acceso ma senza ruote, privo di revisione e con assicurazione scaduta, e accettare di pagarne la corsa che non ha fatto.

Con la solita arroganza che contraddistingue la ditta, hanno anche l'impudenza di ammettere che in tutti questi anni hanno sostenuto le spese di funzionamento, mentre noi sappiamo, dai documenti, che le spese stanno a zero ed anche il costo della realizzazione del nuovo impianto non grava certo sul bilancio di Abbanoa trattandosi di un finanziamento regionale.

Non solo. Sempre dal bilancio di Abbanoa del 2012 apprendiamo che a Silanus vengono distribuiti e fatturati 150mila metri cubi all'anno, con una tariffa media di 0,50 €/mc, ergo il servizio di depurazione renderebbe dunque al gestore almeno 75mila €/anno a fronte di zero spese!

Naturalmente saremmo felici di venire contraddetti qualora Abbanoa rendesse pubblico il dettaglio delle realmente spese sostenute, anno per anno, dal 2007 al 2015 per mantenere in attività l'impianto e non la generica auto-certificazione di impianto "attivo", abbondantemente smentita dalla documentazione in nostro possesso che Abbanoa conosce molto bene.

Ed è noto e dimostrabile che fino a tutto il 2006 (sin quando il Depuratore, pur in condizioni precarie era gestito dal Comune di Silanus), risultano gli interventi effettuati e le svariate decine di migliaia di euro pagate dai fondi di bilancio comunali e quindi dei cittadini di Silanus, per essere in ordine con i parametri e con le autorizzazioni allo scarico da parte della Provincia.

Lo stesso gestore ci ricorda che il suo impianto è attivo ma non conforme, nonostante che, sia le relazioni tecniche che le risultanze di analisi accertino inequivocabilmente che l'impianto non svolgeva e non poteva svolgere alcuna attività di depurazione, ma si dimentica di ricordarsi la sentenza della Corte Costituzionale n. 355 del 2008, dove prescrive che: «La tariffa riferita al servizio di depurazione NON è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi».

 

 

Tutta la questione si gioca quindi attorno al concetto di "impianto attivo", dove per il gestore può essere considerato tale anche un impianto che sfora di centinaia di volte - impunemente - i limiti di legge, vien da chiedersi sopratutto che senso abbia allora costruire ed adeguare gli impianti se si possono tranquillamente incassare le tariffe senza essere obbligati a corrispondere alcun servizio?

E’ singolare, in chiusura, rilevare come il gestore Abbanoa non trovi nulla di meglio per giustificare la sua condotta scorretta (censurata e multata di recente anche dall’Antitrust) che aggrapparsi ai bizantinismi ed alle libere ed estemporanee interpretazioni circa impianti “Attivi/inattivi”.

Non bastasse la censura dell'Antitrust, la stessa Procura della Repubblica presso la corte d'Appello di Cagliari, nella sua relazione di apertura dell'anno giudiziario così definisce il comportamento di Abbanoa.

«Incremento significativo ha avuto il contenzioso contro la Società Abbanoa, gestore unico del servizio idrico in Sardegna, sia a causa dell’adozione di pratiche errate e scorrette della società medesima, sia per l’asserita impossibilità dei legali di pervenire ad una transazione a causa della mancanza di soggetti di riferimento con cui potrebbero relazionarsi.

Conseguenza di ciò è anche il pressoché quotidiano ricorso a procedimenti aventi natura cautelare, finalizzati soprattutto al ripristino della fornitura idrica (sovente sospesa nei confronti di soggetti deboli, quali anziani e malati, oppure di strutture alberghiere e condomini)».

A breve, non dal Devoto-Oli o dall’Accademia della Crusca ma in una semplice aula di tribunale, chi di dovere, chiarirà ai nostri interlocutori a distanza, ogni dubbio circa il concetto di impianto attivo/inattivo; in assenza del buon senso, ci ha pensato la Giurisprudenza a stabilire negli anni che per gli impianti di depurazione “che non assolvono alla funzione cui sono deputati” (quella di “depurare” e non di esistere, e depurare entro i parametri di legge), la quota di tariffa pagata a tale titolo è senz’altro “NON DOVUTA” e pertanto da rimborsare a mente dell’art. 2033 del codice civile.

E’ elementare in fondo, e questo stiamo chiedendo e chiederemo ancora in ogni sede, con buona pace per i nostri interlocutori di Abbanoa.

Salvatore Tedde, Portavoce del comitato Abba Giusta

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