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“Non possiamo aspettare l'ennesima conta dei morti per assumere soluzioni alternative” : Medici per l'Ambiente interviene dopo la Sentenza del Consiglio di Stato sull'Inceneritore di Tossilo

“La posta in gioco è la Salute dei Cittadini” scrive il Presidente Regionale di ISDE

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Non si è fatta attendere la presa di posizione dell'Associazione Medici per l'Ambiente dopo la pubblicazione della Sentenza del Consiglio di Stato sulla complessa vicenda che riguarda la costruzione del Nuovo Inceneritore di Tossilo nel quale bruceranno 60 mila Tonnellate di Rifiuti all'anno.

Una sentenza che ribalta completamente quella dello scorso anno emessa dal TAR che ne bloccava la costruzione accogliendo i ricorsi presentati dai Comitati contrari all'incenerimento e dall'Unione dei Comuni della Barbagia.

Con una articolata nota firmata dal Presidente Domenico Scanu, l'Associazione dei Medici della Sardegna ritorna ancora sul nodo principale della questione Inceneritore : le ripercussioni sulla salute pubblica di quel progetto che prevede di bruciare il doppio dei rifiuti attualmente conferiti all'impianto di Macomer.

Di seguito, in forma integrale, il contributo di ISDE alla discussione:  

"Quando il TAR per la Sardegna con sentenza del 15/07/2016 afferma che “non risulta dimostrata in termini di concreta visibilità dei dati né in termini di consistente probabilità la sussistenza di un nesso di causalità fra incidenza di malattie tumorali/mortalità e impianti di termovalorizzazione di nuova costruzione”. E anche quando al punto 6.4. della sentenza del Consiglio di Stato del 6 Luglio 2017 si evidenzia che il dato nodale, risultante dagli atti del procedimento…è quello per cui dai dati trasmessi dall’ ASL 3 di Nuoro alla Regione si evince che l’incidenza in percentuale dei tumori non è superiore- nel distretto di Macomer - rispetto a tutti gli altri distretti dell’Azienda; ed anche il documento ISDE…rileva che i , con le moderne tecnologie, determinano una minore emissione (in particolare di diossine) ….

Noi ribadiamo che ISDE, nelle sue Osservazioni alle procedure VIA (Ottobre 2014), aveva precisamente affermato che “i nuovi inceneritori presentano emissioni inquinanti in termini di concentrazione/m3 di fumi inferiori rispetto ai vecchi inceneritori ma che la loro taglia è comunque notevolmente maggiore e ciò comporta un incremento della quantità assoluta di emissione di fumi e di inquinanti” . In particolare che “l’inceneritore proposto per Tossilo, secondo i dati dello studio di impatto ambientale, avrebbe dovuto emettere 435.493.682 Nm3/anno contro i 207.931.680 del vecchio inceneritore. La legge prevede il limite di emissione per m3 ma non limita il numero dei m3 per anno e ciò significa che l’inceneritore di Tossilo avrebbe aumentato comunque la quantità degli inquinanti nonostante le migliori tecnologie impiegate e ciò avrebbe determinato un incremento degli impatti ambientali e sanitari nel territorio circostante.

E’ un’acquisizione pacifica che gli inceneritori emettono sempre anche un cospicuo numero di sostanze tossiche e cancerogene sia nel caso di inceneritori di vecchia o nuova generazione.

Continua a lasciare perplessi che istituzioni deputate alla tutela della salute non colgano questo semplice ragionamento.

ISDE inoltre, nelle sue Osservazioni aveva “calcolato prudentemente un incremento di almeno il 10% delle emissioni di NOx e SOx e del 13% delle emissioni di diossine e furani “ed aveva “osservato inoltre che una struttura semplice della ASL insisteva nell’ interpretazione omissiva relativamente al preoccupante andamento temporale dell’incremento del tasso di mortalità generale (M+F) per tutte le cause, per patologie tumorali e cardiovascolari nel distretto di Macomer”.

In particolare ISDE segnalava “la scarsa collaborazione con altre importanti strutture aziendali che hanno accesso al Registro Cause di Morte (ReCaM) e quindi ad altri indicatori di verifica quali le SDO (Scheda di dimissione ospedaliera) e i referti di anatomia patologica, particolarmente quando si tratta di patologie tumorali”.

Ciò detto : Noi ricordiamo che non è la prima volta che l’uso non corretto, miope e distorto degli studi scientifici è servito e ha costituito l’alibi per non adottare delle misure di protezione della salute pubblica. E si continua a perseverare.

Noi non possiamo, alla luce delle evidenze scientifiche prodotte a livello nazionale ed internazionale, permettere di attendere una ennesima conta dei morti (in attesa del promesso Registro Tumori Regionale) per decidere tra altri venticinque anni se è il caso di continuare con l’incenerimento o assumere soluzioni alternative sia a Tossilo che a Machiareddu o altrove.

Noi non vogliamo che questo il carico di sofferenze, di malattia e morti che attanaglia la Sardegna sostenuto dalle criticità ambientali si esasperi anche con l’incenerimento dei rifiuti, pratica assolutamente da bandire, mentre dobbiamo riciclare, recuperare la materia e non bruciarla.

Noi, ritenendo che dal punto di vista medico o meglio dell’etica professionale, vista l’importanza della posta in gioco, cioè la salute dei cittadini , non possiamo che intendere il principio di precauzione e spingere chi di dovere ad escludere ogni ragionevole dubbio sui rischi connessi agli inceneritori e, anche nella ipotesi in cui i dati di incidenza, mortalità inerenti le patologia tumorali e le malattie cronico-degenerative possano essere in linea con le medie regionali e nazionali. Perché , sia inteso , il punto è quello di stabilire l’entità del danno alla salute che si ritiene accettabile. Sappiamo che tutti i controlli in termini di monitoraggio ambientale, biologico e sanitario che si possono effettuare ad opera compiuta non riducono gli effetti, ma semplicemente li registrano e, spesso con un certo grado di approssimazione e , per quanto riguarda gli indicatori di salute, spesso non si tiene in adeguato conto del diverso periodo di tempo che intercorre tra inizio dell’esposizione e comparsa del danno che si è inteso rilevare.

E mentre spesso nell’interpretazione politica ma anche nel caso di Macomer e dintorni, la finalità delle indagini condotte sembrerebbe sia stata non quella di evidenziare i rischi per la salute delle popolazioni esaminate, ma quella di non destare allarme, ISDE sostiene coerentemente che l’aspetto importante da sottolineare è il problema del rischio accettabile, sia per gli adulti su cui i limiti di legge sono sempre calcolati, ma soprattutto sui bambini e gli organismi in accrescimento che possono avere una suscettibilità totalmente diversa e sui quali, possiamo constatare, la totale inadeguatezza delle normative a definire la sicurezza sanitaria ed ambientale.

Pertanto, anche nel caso dell’inceneritore di Tossilo ISDE afferma che adottare il principio di precauzione e quello di responsabilità significa anche accettare il dovere di informare, di impedire l'occultamento di informazioni o l’uso inappropriato o parziale di informazioni su possibili rischi per evitare che si continui a considerare l'intera specie umana come un insieme di cavie sulle quali saggiare tutto quanto è capace di inventare il progresso tecnologico .

Noi con amarezza prendiamo atto di quanto hanno espresso TAR e Consiglio di Stato chiamati al giudizio e con L. Tomatis diciamo che: “quando anche, per assurdo, nessuno studio epidemiologico avesse evidenziato ricadute sulla salute umana, il solo fatto che gli impianti di incenerimento emettono un gran numero di inquinanti pericolosi e persistenti rende a nostro avviso moralmente inaccettabile continuare ad esporre le popolazioni a rischi assolutamente evitabili, date le concrete alternative esistenti”.

Il perseverare con indagini epidemiologiche, che difficilmente porteranno a conclusioni esaustive, sotto questo avviso appare fuorviante. Non vorremmo che si perdesse un’altra buona occasione, tra le tante in Sardegna, di fare Prevenzione Primaria e si lasciasse di fatto alla sola Magistratura il compito di tutelare il diritto alla Salute.

Ma prevenire è meglio che curare ….è ancora di attualità?"

                                                                                                                       Dr Domenico Scanu Presidente ISDE Sardegna

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