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Crisi occupazionale del Territorio: le Minoranze di Macomer chiedono un Consiglio Aperto con la partecipazione degli Amministratori di tutta la zona

a cura della Redazione
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MACOMER. Nel territorio del Marghine manca il Lavoro: non è certo una notizia, ma la sintesi dell'analisi fatta dai Consiglieri di Minoranza della Città di Macomer che sta alla base della richiesta presentata al Sindaco Antonio Succu di promuovere, attraverso una Mozione in Consiglio Comunale, una seduta consiliare aperta, invitando tutte le Amministrazioni del territorio, i Rappresentanti Sindacali e delle Categorie Produttive, i Consiglieri Regionali, i Parlamentari della Provincia di Nuoro e i Cittadini.

Lo scopo? “Definire le iniziative da assumere nei confronti della Ragione e del Governo nazionale per sollecitare misure idonee ad alleviare la attuale insostenibile situazione economica e sociale del Territorio” : così scrivono i Consiglieri Rita Atzori, Federico Castori,Giuseppe Ledda, Giuseppe Pirisi e Riccardo Uda sollecitando l'Assemblea Macomerese non solo a trattare la complessa questione della profonda crisi economica del Centro Sardegna, ma anche a farlo cercando di aprire un tavolo al quale far sedere tutti gli attori coinvolti, da quelli istituzionali, alle categorie produttive, ai singoli cittadini.

Sarà il Consiglio Comunale di Macomer a votare la proposta avanzata dalle Opposizioni, che sarà inserita come punto all'ordine del giorno della prossima riunione.

Di seguito, integralmente, la proposta di delibera:

                                      MOZIONE SULLA SITUAZIONE OCCUPAZIONALE NEL TERRITORIO

Premesso:

- che negli ultimi anni le attività industriali presenti nel territorio hanno subito un pesante ridimensionamento, con la chiusura delle principali aziende – come la Tirsotex, il Calzificio Queen, il Consorzio Latte – che hanno determinato la perdita di centinaia di posti di lavoro, con conseguenze drammatiche sulla situazione economica e sociale della ns. Città e degli altri Comuni del Marghine e della Planargia;

- che la drastica riduzione dei redditi da lavoro dipendente, collegata alla situazione generale di crisi dell’economia regionale e nazionale, ha causato pesanti ricadute su tutti i settori economici – dal commercio, all’artigianato, all’edilizia – che si sono sommate alla drastica caduta dei livelli di reddito delle attività agricole e zootecniche, per effetto del dimezzamento del prezzo del latte e delle avverse condizioni metereologiche;

- che in particolare nel settore industriale e tessile, si sono rivelate inadeguati, se non addirittura fallimentari gli strumenti di rilancio produttivo predisposti con notevole dispendio di risorse dalla Regione Sardegna (Accordo di programma per l’area di crisi di Tossilo; fantomatico polo della meccanica di precisione);

- che gli stessi aggiornamenti della programmazione territoriale concordati di recente ed imperniati sulle risorse ambientali e culturali, per quanto auspicabili, non paiono in grado di invertire un ciclo economico in progressivo avvitamento, che costringe innanzitutto i giovani, ma anche i soggetti espulsi dai processi produttivi, ad abbandonare il territorio, per cercare - prevalentemente fuori della Sardegna ed addirittura all’estero – una prospettiva di sopravvivenza;

Considerato:

- che appare particolarmente critica la situazione di centinaia di lavoratori espulsi dalle fabbriche e che sono rimasti privi di ogni strumento di protezione sociale e di fonte di reddito,anche a seguito dell’inefficacia degli strumenti di reimpiego predisposti dalla Regione, che hanno operato positivamente – con il reimpiego negli enti locali - favore di coloro che avevano maturato i 50 anni al momento del collocamento in mobilità, ma che si sono rivelati assolutamente inefficaci (flexsecurity, welfare to work, cantieri verdi, etc.) per tutti gli altri addetti;

- che anche altri strumenti di intervento - come l’Accordo di Programma per il reimpiego dei lavoratori dell’ex Consorzio Latte - hanno anch’essi prodotto risultati parziali ed insoddisfacenti;

- che appare particolarmente grave che, nonostante gli impegni assunti, la Regione non abbia provveduto a riaprire i termini per l’accesso all’indennità di mobilità in deroga per il 2016, privando centinaia di lavoratori della possibilità di avvalersi di tale sussidio;

- che l’insostenibilità della situazione occupazionale si è ulteriormente accentuata a seguito della decisione di procedere al licenziamento di tutti i dipendenti della Equipolimers di Ottana – tra i quali numerosi provengono dai Comuni del Marghine - dopo anni di cassa integrazione e mobilità ed a seguito del fallimento di ogni ipotesi di rilancio della produzione;

tutto ciò premesso e considerato, il Consiglio comunale di Macomer delibera di promuovere una propria seduta aperta, con la partecipazione degli altri Consigli comunali della zona, dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle categorie produttive, dei Consiglieri regionali e Parlamentari della Provincia oltre che a tutti i cittadini, allo scopo di definire le iniziative da assumere nei confronti della Ragione e del Governo nazionale per sollecitare misure idonee ad alleviare la attuale insostenibile situazione economica e sociale del Territorio.

 

 

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