Il Depuratore di Tossilo è Urbano o Industriale? Provincia contro Consorzio: il caso finirà al Consiglio di Stato

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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MACOMER. La Provincia di Nuoro ha deciso di impugnare davanti al Consiglio di Stato la sentenza emessa dal Tribunale Amministrativo della Sardegna sul Depuratore del Consorzio Industriale di Macomer: si tratta dell'ultimo pronunciamento in ordine di tempo (pubblicato lo scorso mese di Luglio) che ha accolto la richiesta di annullamento dei precedenti atti emessi dall'ente provinciale e che ha quindi confermato la classificazione “urbana” del Depuratore di Macomer.

Questa volta la costruzione del Nuovo Inceneritore non c'entra, ma la vicenda è comunque collegata alle attività svolte dalla piattaforma di Trattamento Rifiuti della Tossilo S.p.A., perché la materia del contendere è, in sostanza, la “qualità” (ma anche la quantità e la modalità di conferimento) delle acque che giungono al depuratore per essere trattate e che dovrebbero, in linea di principio, determinare la classificazione tecnica dell'impianto.

Non a caso, la disputa amministrativa tutt'ora in corso iniziò nell'estate del 2015, quando la Provincia, a seguito delle segnalazioni fatte dall'Arpas, impose una serie di divieti bloccando sia il conferimento presso il depuratore dei rifiuti liquidi prodotti dalla Tossilo S.p.A., sia l'impiego in agricoltura dei fanghi frutto del processo di depurazione, autorizzando solo in via transitoria lo scarico nel Rio Orovò delle acque in uscita dal depuratore, modificando la classificazione delle acque da “urbane” ad “industriali” e chiedendo al Consorzio di presentare una nuova istanza AIA.

Perché il Settore Ambiente della Provincia di Nuoro impose quelle prescrizioni?

Furono la diretta conseguenza della relazione fatta dall'Arpas, che aveva riscontrato la presenza di sostanze pericolose, identificate come Diossine, nelle acque reflue provenienti dall'Impianto di trattamento dei rifiuti di Tossilo e che venivano convogliate presso l'impianto consortile.

Quei divieti furono una sorta di cataclisma per la gestione economica della Tossilo S.p.A., del Depuratore e, di conseguenza, del Consorzio Industriale di Macomer, proprietario di entrambi gli impianti, che andarono incontro a mancati profitti ed a maggiori oneri per lo smaltimento: per questa ragione il Consorzio, a seguito della sentenza favorevole incassata davanti al Tar nel 2016, avviò una successiva azione legale per chiedere il risarcimento dei danni, valutati per una cifra che si aggira intorno agli 800 mila Euro.

Tornando alla classificazione del Depuratore di Macomer, dopo la sentenza del Tar che aveva dato ragione al Consorzio definendo di natura urbana l'impianto, la Provincia di Nuoro, con quello che a tutti gli effetti può essere considerato un colpo di scena, aveva proceduto a riclassificare l'impianto macomerese come “industriale”, assumendo di fatto una decisione di segno opposto rispetto a quanto sentenziato dal Tar solo un anno prima e passato in giudicato.

Secondo l'ente provinciale, a seguito di alcuni sopralluoghi, erano emersi elementi che determinavano una situazione differente da quella sottoposta al vaglio dei Giudici, per cui era necessario avviare la procedura per la riclassificazione.

Elementi che il Tar, chiamato nuovamente a pronunciarsi nel merito a seguito del ricorso presentato dal Consorzio Industriale, ha ritenuto «irrilevanti e/o privi di adeguata dimostrazione» nella sentenza pubblicata nel luglio del 2018, la stessa con la quale ha dichiarato la nullità della classificazione del depuratore come industriale data dall'ente provinciale, al quale ha chiesto di dare seguito alla richiesta di autorizzazione allo scarico presentata dal Consorzio sulla base del regime precedente, che è quello semplificato per gli impianti urbani.

Una partita che sembrava chiudersi lì e che invece proseguirà dinnanzi al Consiglio di Stato, organo davanti al quale la Provincia ha deciso d'impugnare il pronunciamento e che dovrà esprimersi nel merito della natura urbana o industriale del depuratore di Macomer.

 

Giulia Serra

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