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Macomer. Una città sconvolta dai fatti di cronaca, il Comune riflette e pensa ad una mobilitazione

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MACOMER. La cronaca è impietosa ed è impossibile non sentirsi coinvolti, feriti e turbati di fronte a fatti di una gravità tale da far fatica persino a crederci.

Macomer – e non solo, perché Ghilarza e Abbasanta sono altrettanto attonite di fronte a quanto accaduto – piange il brutale assassinio di Manuel Careddu e, allo stesso tempo, non può fare a meno d'interrogarsi e di analizzare ciò che è accaduto.

Dal quadro sempre più dettagliato, nella ricostruzione fatta fin qui dagli inquirenti, sembrerebbe affiorare una sorta di “mondo di sotto”, abitato da giovanissimi che si muovono quasi su una linea sospesa, nella quale il peso specifico delle azioni sembra fluttuare leggero come si fosse in assenza di gravità, con una modalità di azione fredda, calcolata, inquietante nella sua organizzazione prima e violentemente reale nella sua attuazione poi.

C'è una famiglia che non rivedrà più il giovane figlio del quale aspettava il ritorno fino a qualche giorno fa e c'è un'intera comunità sconvolta da una storia terribile. Su tutto, a pesare come un macigno, una domanda: “cosa sta succedendo ai nostri ragazzi?”.

Un interrogativo che aleggia anche nelle stanze del Municipio di Macomer, dove in queste ore ci si confronta e si riflette sulle azioni da mettere in campo per affrontare una tematica che si è manifestata in tutta la sua disarmante complessità: “ho l'impressione che non si tratti dell'epilogo di un percorso individuale e isolato, ma la punta dell'iceberg di un fenomeno sociologico che negli ultimi 20/30 anni ha portato alla trasformazione dei contenuti e della struttura sociale in cui viviamo. Dunque, non solo il problema di una famiglia, ma anche di un contesto sociologico complesso che deve essere doverosamente analizzato nelle sue pericolose degenerazioni al fine di trovare adeguate soluzioni” – ha scritto oggi il Sindaco di Macomer Antonio Succu affidando ai social un lungo messaggio che sembra richiamare alla necessità di mobilitare e connettere i diversi soggetti che agiscono e possono influire nella società.

L'Amministrazione sta pensando infatti all'organizzazione di una mobilitazione di comunità che da una parte esprima solidarietà e vicinanza alla famiglia travolta dall'uccisione del giovane Manuel, e dall'altra possa essere un momento di riflessione, confronto e approfondimento collettivo per scandagliare un disagio, evidentemente profondo eppur troppo spesso sottovalutato, che chiama in causa tutti, nessuno escluso.

Dobbiamo togliere i ragazzi dalle strade” - scrive ancora il Primo Cittadino in un intervento che chiaramente mira ad aprire un dibattito invitando alla partecipazione le famiglie, le scuole, il mondo dell'associazionismo e della cultura per affrontare quello che definisce “la crisi dei valori e l'emergenza educazionale”.

Non si può voltare la faccia e fingere che niente sia accaduto a fronte di una tragedia dall'indicibile violenza, consumata tra ragazzi, e la città deve affrontare le sue paure, guardarle dritte negli occhi per trovare le modalità d'intervento che possano andare al cuore di un disagio che è generazionale ma, inevitabilmente, anche sociale.

Occorre ripartire dai ragazzi, occorrono azioni mirate, occorre fare rete, occorre parlarsi, occorre non chiudersi di fronte all'orrore, anche quando verrebbe voglia di sfuggirne via.

 

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