CPR di Macomer. Il silenzio dello Stato: al presidio davanti alla Prefettura le domande restano sospese

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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NUORO. Alla fine le risposte attese dalla settantina di manifestanti radunatisi Martedì sera sotto la Prefettura di Nuoro non sono arrivate. La dottoressa Anna Aida Bruzzese ha comunicato, per il tramite degli agenti schierati in forze all'esterno del palazzo governativo, la sua indisponibilità ad incontrare una delegazione del presidio organizzato dall'assemblea No Cpr per dare forma e voce a chi, nella società civile, chiede a gran voce che si faccia luce sulla situazione all'interno del Cpr di Macomer.

La Prefetta ha motivato il diniego facendo sapere di non aver gradito i toni utilizzati dalle associazioni organizzatrici, ed in particolare quel termine, “lager”, usato dagli attivisti per definire la struttura macomerese nella quale finiscono imprigionate, di fatto, persone che non devono scontare una condanna penale.

Se il parallelismo con i campi di concentramento ha fatto storcere il naso alla rappresentante territoriale del Ministero dell'Interno, è anche vero che i Cpr non sono esattamente dei centri benessere e al presidio, nei diversi interventi che hanno scandito le quasi due ore di mobilitazione, si è insistito nel denunciare con forza sia l'essenza del modello Cpr – vere e proprie strutture carcerarie dove le persone vengono imprigionate per una condizione amministrativa - sia le situazioni più gravi ed allarmanti emerse in questo mezzo anno di attività del centro regionale per migranti in attesa di rimpatrio aperto nel cuore della Sardegna lo scorso Gennaio.

All'interno accadono cose terribili – ha detto un'attivista dell'assemblea No Cpr citando, tra i vari casi di autolesionismo registrati in questi mesi, l'ultimo episodio in ordine di tempo che ha visto un ragazzo cucirsi la bocca – vogliamo entrare nel Cpr e portare le schede telefoniche e i beni di prima necessità che sappiamo mancano all'interno della struttura”.

Tra i fatti richiamati nei vari interventi, anche quello recentissimo che ha coinvolto un ragazzo di 19 anni, trasferito da Milano al Cpr di Macomer dopo essersi recato in Questura per il rinnovo dei documenti. Da un giorno all'altro il salto nel vuoto, da una condizione di regolarità burocratica ad una irregolarità per la quale si viene strappati dalla propria vita e scaraventati in un luogo di detenzione. Storie parallele e disconnesse di singoli che si vanno a convogliare in un percorso che diventa “collettivo” e comune per chi ha avuto la sfortuna di nascere dalla parte sbagliata della Terra e di cercare un futuro altrove. Storie che si perdono dentro un Centro chiuso al mondo da cui emergono solo gli echi lontani dei tentativi di suicidio, delle proteste e delle rivolte, dalle carenze di beni di prima necessità e delle difficoltà di mettersi in contatto con familiari e legali.

E poi ancora, nelle parole dei manifestanti portate all'attenzione di una Prefettura che ha responsabilità diretta sul Cpr di Macomer ma che fino ad ora ha scelto di rifugiarsi dietro un silenzio ermetico, l'incertezza dei tempi di permanenza nella struttura (180 i giorni previsti dalla legge) e anche la critica aspra rispetto all'istituzione di un organismo di monitoraggio “composto dagli stessi che hanno voluto il Cpr e che hanno un ruolo nella sua gestione”: tutte criticità e condizioni che portano i manifestanti a definire il centro macomerese come “un luogo di disperazione fuori dalla democrazia”.

A raccogliere l'invito alla partecipazione lanciato dall'assemblea No Cpr sono stati, oltre ai semplici cittadini, l'Asce Sardegna e la campagna LasciateCIEntrare, le due associazioni a cui la Prefettura ha negato l'autorizzazione per visitare il Cpr di Macomer, Spazio Antifascista Nuoro, l'associazione Libertade, Migrantes Nuoro, il collettivo Comunista Nuoro, Potere al Popolo Sardegna e la Casa del Popolo di Bosa.

Durante la manifestazione si è promossa una raccolta fondi per l'acquisto di schede telefoniche da donare ai migranti detenuti nel Cpr. Nella speranza che almeno queste possano entrare.

Giulia Serra

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