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Nieddu (Italia Viva) "La Sardegna corre verso l'Unesco, il Comune di Macomer dorme"

Attraverso il Recovery Fund potrebbero arrivare una quantità di risorse mai viste prima, investire sulla cultura sarebbe utile e proficuo.

| di Daniele Nieddu, Italia Viva
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Troviamo incredibile che il Consiglio Comunale di Macomer non abbia ancora deliberato a favore dell’istanza di iscrizione dei monumenti della civiltà nuragica nella lista dell’Unesco. Nel comune dove ci si gongola su finti investimenti culturali e si perde la mostra del libro, non si riesce neanche a presentare i documenti che aiuterebbero il territorio. Sono più di 300 i comuni che hanno già deliberato, tra i quali diversi del Marghine.

I Monumenti della Civiltà Nuragica hanno un potenziale di attrattività che nel Mediterraneo è comparabile solo con l’Egitto dei Faraoni. Sono stati ben valorizzati alcuni siti nell’isola, ma questo incredibile patrimonio non è mai stato oggetto di un approccio sistematico e unitario. Le ragioni sono diverse, anzitutto di natura economica: per portare alla luce, proteggere, rendere fruibili e promuovere un patrimonio fatto di migliaia di siti distribuiti in tutta la regione occorrono risorse enormi.

L’iniziativa di richiedere l’iscrizione dei monumenti della Civiltà nuragica nella Lista dell’Unesco è il tentativo di porre le basi non solo per tutelare ma anche per sfruttare in modo intelligente e con una pianificazione appropriata una risorsa molto ricca di potenzialità ma che è ancora largamente sottoutilizzata ed esposta a gravi pericoli.

Oggi non si conosce con precisione la reale entità di questo patrimonio. O meglio: grazie all’impegno volontario degli innumerevoli studiosi e appassionati, per esempio quelli di Nurnet, esiste la geolocalizzazione dei siti nuragici, un’opera che trasposta sulla carta della Sardegna suscita stupore negli stessi addetti ai lavori.

Tuttavia, paradossalmente, non esiste nemmeno un catalogo completo e certificato dei siti nuragici, il che significa che mancano gli elementi minimi per poter pianificare un’azione adeguata: conoscere con precisione l’entità numerica dei siti, la loro collocazione geografica e temporale, la loro tipologia, e quanto altro serve per capire quali interventi si rendono necessari, quante risorse finanziarie e umane occorrono, quali sono le priorità.

Si potrebbe dire che non sono certo problemi nuovi: perché il tema viene fuori in questo momento, quando la pandemia pone ben altre urgenze?

La risposta è semplice: l’Europa sta immettendo nel sistema, principalmente attraverso il Recovery Fund, una quantità di risorse mai vista prima, con l’obiettivo di sostenere l’economia, fiaccata dal Covid.

Un’occasione unica, che la Sardegna non può perdere, per realizzare il suo sogno di avere una economia che non sia più dipendente dal residuo fiscale delle regioni più ricche, ma che tenda verso l’autosufficienza, che è la premessa necessaria per una autonomia vera e piena. Questa è anche l’essenza della battaglia per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione, che infatti si lega strettamente a questa iniziativa.

Ecco: investire sui nuraghi e i siti archeologici è una delle possibili e più proficue linee strategiche.

Se a tutto questo le istituzioni affiancheranno un’azione convinta e coordinata, non solo si creeranno i presupposti per l’inserimento dei monumenti della Civiltà nuragica nel Patrimonio dell’Umanità, ma la Sardegna potrà diventare una metà di interesse durante tutto il corso dell’anno, non solo nei mesi estivi, con effetti significativi sul suo PIL turistico, oggi inferiore alla media nazionale. Oggi in tutta la Sardegna si mira verso questa direzione, a Macomer si dorme, si resta a guardare in silenzio.

Daniele Nieddu, Italia Viva

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