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Medici e veterinari: “gli inceneritori sono pericolosi, intervenire è un nostro dovere”

Scanu e Migaleddu: "È moralmente inaccettabile esporre la popolazione a rischi evitabili”

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MACOMER. Presa di posizione netta da parte degli Ordini dei Medici e dei Veterinari della Provincia di Nuoro, che hanno presentato ieri le osservazioni da loro inviate alla Regione contro il progetto del nuovo inceneritore di Tossilo. Una presa di posizione che non può passare inosservata, arrivando non da un'associazione qualunque, ma dalle organizzazioni ufficiali che riuniscono tutti i professionisti, dai medici e veterinari di base fino ai primari di tutta la Provincia. “Come medici abbiamo il preciso dovere di intervenire quando si prospettano situazioni che mettono in pericolo la salute individuale e collettiva”, hanno detto in conferenza stampa i radiologi Domenico Scanu, del consiglio direttivo dell'Ordine dei Medici, e Vincenzo Migaleddu, dell'Associazione Medici per l'Ambiente, presentati dal Presidente dell'Ordine dei Medici Alain Serru.
Migaleddu ha ricordato il ruolo e l'importanza dell'Isde, “associazione scientifica internazionale, ispirata e diretta per lungo tempo da Lorenzo Tomatis, direttore dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro”, e ha spiegato le più importanti critiche che gli Ordini, con l'aiuto dell'Isde, hanno sollevato a proposito delle conseguenze dell'incenerimento sulla salute e l'ambiente.

DIOSSINE, PM10 E TUMORI – “Macomer, secondo i dati ufficiali della Tossilo Spa, ha un livello di PM10 pari a quello di un'area fortemente industrializzata e urbanizzata", ha detto Migaleddu, "con il nuovo impianto, le PM10 aumenteranno ulteriormente, da 47,74 a 47,85 µg/m³ al giorno, sempre più vicine al limite che per legge è fissato a 50”. Limiti che si riferiscono, in parole povere, alle quantità che un essere umano può tollerare; in questo senso, molto più grave appare la situazione per quanto riguarda la diossina, elemento fortemente inquinante e portatore di cancro. Come ha spiegato Migaleddu, “l'impianto attuale emette già oggi una quantità di diossina 25 volte superiore a quella che gli abitanti di Macomer, Borore, Birori, Bortigali e Sindia possono sopportare; il nuovo arriverà addirittura a 33 volte”. In sintesi, le emissioni di diossine del nuovo impianto – secondo i dati contenuti nello stesso progetto – sono pari a quelle tollerabili da una comunità di 600 mila persone adulte: questo perché saranno ridotte le diossine in ogni metro cubo di fumo prodotto, ma lo stesso aumenterà di molto rispetto all'impianto attuale.
Migaleddu è poi intervenuto sull'indagine condotta dalla ASL, confermando tutte le perplessità già espresse dal Comitato 'Non bruciamoci il futuro': “gli andamenti temporali della mortalità generale evidenziano come Macomer abbia avuto negli ultimi anni, rispetto ai primi oggetto d'indagine, la diminuzione meno consistente (-10,71 rispetto alla media provinciale di -14,57), e rispetto al periodo 2006-2009 l'aumento più drasticamente notevole (+9,38, nel territorio provinciale +1,43)”. Allo stesso modo, Macomer si è mostrata in controtendenza anche nell'aumento delle morti per tumore (+2,69 rispetto al 2003, +5,39 rispetto al 2009, media provinciale -0,90 e +0,52) e per malattie legate al sistema cardio-circolatorio.
“Il limite di questo studio”, ha detto Vincenzo Migaleddu, “è che il calcolo è fatto con i soli dati Istat, senza ulteriori standardizzazioni”. Il riferimento è soprattutto al cosiddetto 'indice di deprivazione materiale', che permette di considerare anche l'influenza dei diversi stili di vita. Inoltre, continua Migaleddu, “mancano i dati delle cartelle di dimissione dall'ospedale e le verifiche istopatologiche, che avrebbero consentito di valutare l'impatto delle politiche sanitarie locali sulla mortalità della popolazione: non esistono andamenti 'fisiologici', ma i dati positivi possono derivare da un buon sistema sanitario: sembra però che questo effetto positivo stia finendo e che non si riesca più a contenere la situazione”.
Mancano, invece, dati recenti sull'incidenza dei tumori nel territorio del Marghine. L'ultima indagine resa pubblica risale al triennio 2003-2005 e contiene dati importanti: i nuovi casi di tumore registrati nel distretto di Macomer in quel periodo sono infatti 681, con un aumento del 2,7% superiore a quello registrato in altri territori (il più alto, Sorgono, è del 1,9%).

“TERRORISTA È CHI CREA CONFUSIONE” - A convincere medici e veterinari dell'utilità di una presa di posizione pubblica sono state, in particolare, la presentazione dei risultati dell'indagine condotta dal Centro Epidemiologico della ASL. Scanu e Migaleddu, nel loro intervento, si sono rivolti in particolare al sindaco di Macomer Antonio Succu: “chi esercita la professione con finalità sociali, anche da politico, deve rispondere alla comunità tutta e non a una piccola parte di essa o, verosimilmente, a interessi particolari”. Il riferimento è soprattutto al commento del sindaco di Macomer, medico di professione, che parlando della presa di posizione dell'Ordine sul nuovo inceneritore aveva detto che “i medici hanno il dovere di denunciare, ma non di fare terrorismo”. Considerazione ripresa in modo simile da Franco Cappai della UIL, che aveva chiesto alle istituzioni locali di “mettere fine al terrorismo locale sull'ambiente con una risposta decisa”.
“A chi vuole inserire i nostri pareri medici nella categoria del 'terrorismo sanitario'”, affermano gli Ordini dei Medici e dei Veterinari e l'Isde, “rispondiamo che il terrorismo è dentro la confusione generata da certa politica e dai suoi spalleggiatori e megafoni locali, che pensano di risolvere i problemi ponendo all'ultimo posto la dimensione etica del rapporto ambiente-salute”. Scanu ha ricordato la vicenda dell'amianto: “ci sono voluti 90 anni perché un giudice riconoscesse in una sentenza quello che la medicina segnalava già dal 1924: non siamo 'Cassandre'”.
Inoltre, Scanu ha contestato le modalità con le quali è stata presentata l'indagine ASL: “alle 'conferenze di consenso', attorniati da persone che con la medicina non hanno nulla a che fare, preferiamo incontri pubblici come quello del 3 ottobre a Macomer dove, pur con politici e sindacati latitanti, abbiamo esaminato le criticità del progetto del nuovo inceneritore”.
Migaleddu e Scanu sottolineano, infine, che “il principio di precauzione, riconosciuto internazionalmente, non chiede di dimostrare la presenza del rischio, ma al contrario di provare la sua assenza: e non possiamo accettare che le scelte politiche siano in colossale ritardo rispetto alle evidenze scientifiche che dimostrano la pericolosità di alcuni impianti per la salute umana e per l'ambiente”. Per questo, medici e veterinari di Nuoro si chiedono “perché non scegliere metodi di gestione dei rifiuti alternativi all'incenerimento?”. Secondo gli Ordini, infatti, “è moralmente inaccettabile continuare a esporre le popolazioni a rischi assolutamente evitabili”.
“Il criterio di scelta deve essere la qualità della vita e non l'interesse economico”, è la conclusione della conferenza stampa, e “tutti i medici devono avere la cognizione che prevenzione vuol dire attenzione prioritaria all'ambiente, perché molte patologie degenerative e neoplastiche dipendono da questo oltre che da stili di vita scorretti”. Amara la considerazione finale: “in questa realtà ha sempre meno senso cercare di curare le persone quando l'ambiente che le circonda continua a essere nocivo”.

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