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"Perché tanta paura del referendum sul C.P.R.?": le Minoranza di Macomer tornano all'attacco e chiedono una Rettifica a La Nuova Sardegna

Il lungo Comunicato a firma dei Consiglieri Atzori, Castori, Ledda, Pirisi e Uda

| di I Consiglieri di Minoranza
| Categoria: Politica | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Perché tanta paura del referendum sul C.P.R.?

La richiesta di lasciare ai cittadini la decisione sull’apertura del CPR nell’ex carcere, sta determinando reazioni esagitate dal parte del Sindaco e della Maggioranza che governa il Comune, espressione di una lista denominata “Democrazia e partecipazione”, ma che in tutta evidenza non vuole né democrazia, né partecipazione, ma soltanto imporre ad ogni costo alla Città una scelta che per la sua portata dovrebbe essere condivisa dai Macomeresi, riconoscendo ad essi il diritto di approvarla  o di respingerla. Non avendo argomenti validi da contrapporre ad una richiesta così lineare e trasparente come il referendum, ecco che si imbocca la strada dell’insulto e della denigrazione, delle accuse infamanti per delegittimare chi la pensa diversamente, cercando contemporaneamente di spostare l’attenzione dai temi attuali ad altre vicende lontane decenni, per di più stravolgendo i fatti reali.

A parte il riproporsi di mezzucci squallidi di diffamazione, come il ricorso a falsi profili sui social network, abbiamo considerato di una gravità inaudita il contenuto del passaggio finale  di un articolo apparso recentemente su un quotidiano regionale e curato  direttamente dalla redazione provinciale. Poiché tante persone potrebbero non averne preso visione, riproponiamo  il testo pubblicato sul giornale e le valutazioni in merito da noi espresse al direttore ed alla redazione del giornale stesso.

LA NUOVA SARDEGNA DEL 27.10.2017 – EDIZIONE DI NUORO

INCUBO AMIANTO. La fibra killer c’è anche nel futuro Cpr

 

…….. parte conclusiva dell’articolo:

L’ex carcere di Macomer, chiuso da alcuni anni, potrebbe riaprire i battenti entro breve tempo come struttura di accoglienza dei migranti con limitazioni ben precise. Sarà una sorta di luogo di “detenzione leggera” per i richiedenti asilo sui quali saranno necessari approfondimenti e magari prevederne anche il rimpatrio.

A regime dovrebbe dare lavoro a un’ottantina di persone all’interno e poi ci sono i lavoratori dell’indotto che non sono quantificabili, così come a giovarne sarà anche il tessuto economico di tutto il Marghine visto che le forniture dovrebbero essere per la maggior affidate ad aziende locali.

A Macomer la tensione intorno al futuro Cpr è altissima. É stata anche fatta la richiesta di un referendum sui quali dovrà pronunciarsi la prefettura. Ma in ambienti politici si vocifera che dietro le polemiche e le richieste di referendum ci siano forti interessi immobiliari che graverebbero sulla pelle dei migranti. La scelta di aprire il Cpr nell’ex carcere ha infatti bloccato l’operazione Motel Agip, acquistato da una società con l’intenzione di farne un centro di accoglienza. (plp)

 

LA NOSTRA RISPOSTA AL GIORNALE

Egr. Sig. DIRETTORE de “LA NUOVA SARDEGNA”

Spett.le REDAZIONE DI NUORO

 

Siamo i Consiglieri di Minoranza del Comune di Macomer ed intendiamo con la presente esprimere sconcerto e disappunto per quanto riportato nella fase conclusiva dell’articolo pubblicato sulla pagina 19 dell’edizione di Nuoro di venerdì 27.10.2017 a firma (plp), il cui contenuto falsa totalmente la realtà, contiene affermazioni che gettano ombre ed infamanti sospetti sul fatto che  “dietro le polemiche e le richieste di referendum ci siano forti interessi immobiliari che graverebbero sulla pelle dei migranti” .

Il fatto che l’articolista attribuisca queste gratuite e pesantemente allusive affermazioni ad “ambienti politici”, ci sembra non attenui, ma semmai aggravi la portata diffamatoria di quanto pubblicato, in quanto è noto a tutti che  - tra le forze presenti in Consiglio e quelle operanti in Città - è solo il Sindaco Succu e la sua  Maggioranza a sostenere  la positività della realizzazione del C.P.R. e ad affermare che solo in questo modo si può bloccare l’apertura di un centro di accoglienza nel Motel Agip (tesi questa palesemente infondata, come argomenteremo in seguito).

 Crediamo che l’articolista avesse il dovere deontologico di pubblicare in modo trasparente la provenienza delle gravi allusioni riportate, invece di prestarsi alla pubblicazione di una “velina” spacciandola come indefinita nella sua origine e senza avvertire l’obbligo prima di tutto morale di consultare i soggetti e le forze così pesantemente tirati in ballo.

Poiché siano stati noi a proporre l’indizione del referendum consultivo, prima nel corso della seduta consiliare del 31.7.2017 e poi con una richiesta specifica di convocazione del Consiglio per deliberare in modo formale sullo stesso argomento, respingiamo con sdegno l’accostamento – formulato nell’articolo citato - della nostra iniziativa ad interessi immobiliari, per di più sulla pelle dei Migranti.

Alleghiamo copia integrale della ns. richiesta datata 12.10.2017 di convocazione del Consiglio comunale, dalla quale risultano in modo chiaro ed inequivocabile le motivazioni della ns. iniziativa: evitare sul tema contrapposizioni laceranti nella imminente campagna elettorale; utilizzare uno strumento di democrazia diretta espressamente previsto dallo Statuto comunale, delegando ai cittadini una scelta su un tema tanto divisivo e di rilevanti implicazioni come l’istituzione di un C.P.R., ritenendo che essa per tante ragioni  mal si addica ad essere assunta da un Consiglio comunale prossimo alla scadenza e nella singolare condizione (derivante da sistema elettorale) di avere una Maggioranza di 11 componenti su 16 espressi dal 33% degli elettori, mentre i restanti 5 della Minoranza rappresentano il 59% dei voti dei cittadini.

Relativamente all’ex Motel AGIP, crediamo che prima di pubblicare affermazioni così distorcenti della realtà da apparire grottesche, l’articolista avrebbe dovuto documentarsi in materia, anche soltanto rileggendosi quanto già pubblicato dal Vs. stesso giornale. Ad esempio, nell’edizione del 1.6.2017 a pagina 27, viene dato un ampio resoconto della conferenza stampa con la quale abbiamo denunciato proprio come i ritardi del Sindaco nel deliberare l’adesione allo SPRAR, stavano favorendo l’apertura del Centro di Accoglienza nell’ex albergo dove erano in corso a ritmo frenetico i lavori di adeguamento. Inoltre, siamo stati noi Consiglieri di Minoranza a denunciare per primi l’inizio dei lavori, pubblicando sui social network le foto di lavoratori di colore che senza protezione alcuna lavoravano sul tetto dell’edificio; abbiamo chiesto che l’argomento venisse iscritto all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 3.2.2017; in sede di Conferenza dei Capigruppo abbiamo imposto al Sindaco di convocare il Dirigente del Settore Tecnico per riferire sulle autorizzazioni rilasciate per l’esecuzione dei lavori, chiedendo con forza che venisse effettuato un sopralluogo urgente congiuntamente alla ASL.

Passando ad altro punto, ci saremmo aspettati da un giornale attento ai temi dell’Autonomia, almeno qualche considerazione nel merito del referendum consultivo, liquidato frettolosamente con l’affermazione apodittica che su di esso“dovrà pronunciarsi la Prefettura”, che è anche in questo caso la tesi sostenuta dal Sindaco Succu, pur non venendo egli citato. Anche a voler prescindere dal fatto che questa discussione si svolgeva nei giorni in cui vertici e Consiglieri regionali del Partito  dei Sardi presidiavano i seggi a Barcellona in difesa del referendum catalano, ci sorprende che non venga considerato quanto meno degno di citazione giornalistica il fatto che un importante Sindaco sovranista chieda al Prefetto il permesso di poter consultare i propri concittadini su un tema importante, in attuazione di quanto previsto e normato dello Statuto comunale, cioè dello strumento fondamentale di autonomia istituzionale e di autogoverno della comunità – a suo tempo regolarmente approvato e notificato agli altri livelli istituzionali – che per essere applicato non ha  certo bisogno di nulla-osta ministeriali di sorta.

Ci soffermiamo brevemente sul tema estremamente complesso dell’accoglienza, per affermare che già dal maggio 2016 il Consiglio comunale di Macomer si era espresso in modo unanime a favore di forme di accoglienza diffusa basata su piccoli nuclei da integrare in modo positivo e non impattante nella ns. Comunità. Questa linea coincide perfettamente con i contenuti del Decreto del Ministero dell’Interno  del 10.8.2016 e della successiva Circolare applicativa del 11.10.2016, con la quale si impartisce alle Prefetture la direttiva di “attivare una politica di governance, applicando una clausola di salvaguardia che renda esenti i Comuni che appartengono alla rete SPRAR o che abbiano già formalmente manifestato la volontà di aderirvi, dall’attivazione di ulteriori forme di accoglienza”. In base a queste chiarissime disposizioni è sufficiente aderire in modo formale allo SPRAR per scongiurare la creazione nella ns. Città di altre mega strutture ghettizzanti, come il Centro di Accoglienza Straordinaria ipotizzato nell’ex Motel AGIP od il C.P.R. che Sindaco e Regione vogliono avviare  nell’ex carcere.

Affinché risultino ben chiare volontà e responsabilità, precisiamo che l’adesione formale allo SPRAR da parte del Comune di Macomer è stata deliberata soltanto in data 14.6.2017, su convocazione straordinaria ed urgente del Consiglio comunale richiesta da noi Consiglieri di Minoranza, proprio di fronte al rischio concreto che venisse nel frattempo attivato il C.A.S. nell’ex Motel AGIP e dopo che per quasi un anno il Sindaco aveva tergiversato con riunioni inconcludenti a livello di Unione dei Comuni, omettendo di convocare il Consiglio comunale, il solo organo deputato a decidere. La stessa deliberazione – nonostante la riunione del Consiglio per l’urgenza si sia tenuta addirittura in un giorno festivo per la Città – è stata trasmessa alla Prefettura non immediatamente, come ci si sarebbe aspettato, ma  con 15 giorni di ritardo. Per di più da subito il Sindaco, invece di rivendicare - come sarebbe stato suo preciso dovere - l’applicazione immediata della clausola di  salvaguardia prevista dalla citata Circolare ministeriale, in base alla quale la ns. Città doveva essere esclusa dalla creazione di ulteriori forme di accoglienza – ha ripetutamente rilasciato agli organi di informazione dichiarazioni fuorvianti tendenti ad accreditare la tesi che l’adesione formale allo SPRAR non fosse sufficiente a scongiurare l’attivazione di altre strutture  di accoglienza ghettizzanti. Adesso è più chiaro a tutti   che contraddizioni, omissioni e ritardi del Sindaco erano originati dalla trattativa personale che Egli aveva avviato con la Regione, tenendone all’oscuro il Consiglio comunale e l’intera Città; trattativa che si proponeva l’obbiettivo di modificare la sede del C.P.R. unico per la Sardegna che il Ministero dell’Interno – in aderenza ai criteri del Decreto istitutivo – aveva autonomamente individuato nel Comune di Iglesias, pur dando la facoltà alla Regione – di fronte alla sollevazione istituzionale e popolare di quella Città – di proporre soluzioni diverse. Se è davvero tutto rose e fiori -  tanta occupazione e nessun problema di sicurezza per la comunità ospitante – viene da chiedersi come mai il Comune di Iglesias (che vive una situazione crisi non meno grave di quella di  Macomer) abbia con la massima fermezza rifiutato di ospitare il C.P.R., rinunciando a generose promesse di investimenti e ricadute occupazionali?

 

Precisiamo infine che è errato e fuorviante definire il C.P.R. come  “un luogo di detenzione leggera” come viene riportato nell’articolo. Il C.P.R. non è  e non può essere una struttura di detenzione, termine mai usato nella legge istitutiva che  parla esclusivamente di “permanenza” e  di “ condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità delle persona”. Si tratta cioè di una struttura particolare di accoglienza - come contraddittoriamente si ammette in un altro passaggio dello stesso articolo - che come tale rientra pienamente nella clausola di salvaguardia prevista dalla Circolare ministeriale per i Comuni che hanno formalmente deliberato di aderire allo SPRAR, come quello di Macomer, tra i pochi in Sardegna. D’altra parte, se si trattasse di struttura detentiva, essa verrebbe gestita dalla Polizia Penitenziaria  - istituzionalmente a ciò deputata ­- e non da dipendenti di cooperative od aziende private che non si capisce con quali basi giuridiche, con quali strumenti operativi ed anche con quali garanzie per la loro sicurezza personale, potrebbero mettere in atto forme restrittive della libertà individuale dei Migranti. Sono  peraltro evidenti i rischi di situazioni difficilmente gestibili, derivanti dalla particolare situazione degli ospiti destinati all’espulsione che presumibilmente non accetteranno passivamente tale destino, dopo aver sopportato pesanti sacrifici economici e sofferenze di ogni genere, spesso rischiando la vita, per andar via dai Paesi di provenienza. Per di più, se davvero è così semplice e rapido espellere i Migranti che non hanno diritto di asilo  - già oggi sono in Sardegna diverse migliaia di persone - perché non lo si fa già da ora, senza attendere l’apertura di un Centro che richiederà almeno un anno di lavori e milioni di euro di investimenti e che alla fine potrà ospitare solo un centinaio di Migranti? La verità è che sono  ad oggi totalmente assenti le condizioni indispensabili per il rimpatrio, in particolare per quanto riguarda gli accordi internazionali con i Paesi di provenienza, la disponibilità delle risorse economiche ed le modalità operative per i rientri.

 

Pensiamo con queste considerazioni di aver fornito elementi oggettivi e verificabili, sufficienti per consentire al Vs. Giornale di rettificare in modo sostanziale quanto pubblicato sul tema il giorno 27 ottobre.

In tale attesa, porgiamo distinti saluti.

 

    I Consiglieri comunali

 

Rita Atzori          Federico Castori          Giuseppe Ledda           Giuseppe M. Pirisi             Riccardo Uda

I Consiglieri di Minoranza

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