Dove si è persa la sinistra nei territori interni della Sardegna che ha rappresentato e amministrato per tanti anni ? Come può riprendere ruolo e funzione? Per tentare di rispondere a queste domande è necessario partire dalle questioni fondamentali evitando le secche di un dibattito schiacciato sulla polemica e sulla contingenza.
A che punto siamo? E’ indubbio che i problemi sociali ed economici dei territori interni, affrontati con un approccio economicistico anche nella distribuzione dei servizi pubblici, si sono aggravati. Lo spopolamento, salve le generose iniziative locali, è stato solo debolmente contrastato e talvolta considerato come un fenomeno ineluttabile. Ma è anche necessario superare le idee e le prospettive isolazioniste e settoriali, guardando alla centralità che il tema dello sviluppo economico e sociale della “Sardegna di dentro” cioè dei territori interni, ha avuto in passato nelle grandi battaglie politiche e civili per lo sviluppo dell’Isola. I territori interni vanno avanti se vanno avanti un progetto e una idea di Sardegna. Bisogna stare dentro questa visione.
L’assetto del potere democratico comunale e territoriale è adeguato? E’ in linea con i principi di un federalismo interno solidale? In realtà sono venuti avanti nuovi centralismi che hanno indebolito la rappresentanza e l’autogoverno dei territori e impoverito le comunità locali. Dunque: che cosa cambiare?
Le politiche per lo sviluppo sono efficaci? Negli ultimi venticinque anni hanno avuto preminenza quelle basate sulle risorse locali (programmazione negoziata, patti territoriali, contratti d’area, piani integrati, GAL etc ) ma sulla loro efficacia è venuto consolidandosi un giudizio negativo. Le ragioni di questo insuccesso meritano una riflessione approfondita perché compendiano tutti i limiti politici, istituzionali e sociali da rimuovere per cambiare il futuro. Questa riflessione è tanto più importante perché alle Strategie nazionale e regionale per le aree interne, basate sullo sviluppo locale, è affidato l’obiettivo di invertire le tendenze demografiche in atto. Analizzate le ragioni degli insuccessi (molti) e dei successi (pochi) si dovrà ripartire da rinnovate politiche per lo sviluppo basate sui territori. Ma quali lezioni trarre dagli insegnamenti del passato?
Ribadita la centralità dell’agricoltura e dell’allevamento, dell’ambiente (paesaggio, parchi terre pubbliche), dei beni culturali e del turismo diffuso, una prospettiva credibile di sviluppo può prescindere dall’industria basata sulle nuove tecnologie?
Fermare lo spopolamento significa innanzitutto arginare l’emigrazione in atto e favorire il ritorno degli emigrati. Anche l’immigrazione ben governata è una risorsa importante. Ma a tal fine servono sostegno alle famiglie e misure fiscali compensative alle imprese che decidono di stare o di localizzarsi nei territori interni, quali quelle di zone franche rurali? E se servono quando e come avere queste misure?
Tutti d’accordo sulla centralità della cultura, della scuola e della formazione professionale di medio e di alto profilo. Un piccolo popolo quale siamo, per avere un futuro e non continuare a “spopolarsi”, deve puntare tutto sulla qualità, ad iniziare appunto dall’istruzione culturale e tecnica, dei propri cittadini. Si fa il necessario?
E infine, qual è il ruolo delle formazioni politiche democratiche e di sinistra nell’animare una nuova fase?
Di queste questioni si discuterà in un’assemblea aperta a Nuoro, presso la Biblioteca Satta, giovedì 6 settembre, con inizio alle ore 17. Il dibattito coordinato da Maria Elena Motzo e Mario Pinna, sarà aperto da Gian Giacomo Ortu, che inquadrerà anche in una prospettiva storica i temi in discussione. Seguiranno gli interventi di Francesco Berria, su alcuni nodi politici e di Omar Chessa, ordinario di diritto costituzionale, sul federalismo interno. Agli interventi dei partecipanti saranno riservate non meno di due ore effettive. E’ previsto il contributo del segretario della CGIl, Michele Carrus e di Don Pietro Brotzu, di amministratori locali: Emiliano Deiana, Andrea Soddu, Daniela Falconi, Romina Mura,Giuseppe Loi, di studiosi quali Francesco Nuvoli e Carlo Atzeni.