Macomer. Chiuso il Centro Antiviolenza del Marghine

| di Giulia Serra
| Categoria: Attualità
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MACOMER. La Casa delle Donne di Macomer è chiusa: il centro antiviolenza, fortemente voluto dalle amministratrici del territorio del Marghine e finanziato dall'Unione dei Comuni, ha sospeso le sue attività di ascolto, tutela legale, affiancamento e consulenza psicologica e sociale al servizio di coloro che subiscono violenza.

Aperta a metà Dicembre dello scorso anno grazie alle decisione assunta all'unanimità dall'Unione dei Comuni, che aveva deciso di investire residui di bilancio in un progetto che si traduceva in una risposta chiara e in un supporto concreto per tutte le donne che si ritrovano a fronteggiare la mai sconfitta pratica della violenza, sia fisica che psicologica, ad opera di uomini che, nella maggior parte dei casi, sono i compagni e i mariti o, con numeri che focalizzano realtà meno note, le stesse donne all'interno di un rapporto tra persone dello stesso sesso.

A la dare notizia della chiusura del centro, non nascondendo un senso di impotenza, è stata Rossana Ledda, Assessora ai servizi sociali del Comune di Macomer, che ha scelto la data simbolica della giornata internazionale per l'abolizione della violenza contro le donne – il 25 Novembre - per comunicarla, affidandola ai social ed esprimendo pubblicamente tutto il suo rammarico.

Ma perché la Casa delle Donne di Macomer ha interrotto le sue attività?

Lo scorso anno, il territorio del Marghine aveva deciso di fare un passo avanti nella tutela del mondo femminile, investendo da un lato sulla prevenzione e l'educazione e dall'altra recuperando risorse di bilancio – inizialmente 15 mila euro – per far decollare la struttura, la cui gestione è stata affidata a Onda Rosa, associazione che opera già da anni a Nuoro.

Il progetto aveva identificato una linea di continuità con la decisione assunta il 3 Ottobre del 2017 dalla Giunta Regionale, la quale aveva deliberato per potenziare i centri antiviolenza nell'Isola e per raddoppiarne il numero – da 8 a 16 - stanziando risorse per circa 170 mila Euro.

In attesa dell'operatività del piano regionale, a Macomer si era scelto di avviare da subito il centro antiviolenza, con l'intenzione di partecipare al relativo bando regionale e far rientrare quindi la Casa delle Donne nei nuovi centri riconosciuti e finanzianti dall'ente regionale.

Qualcosa non è andata però come ci si aspettava e dopo più di un anno dalla delibera della giunta guidata da Francesco Pigliaru i bandi non siano stati pubblicati. L'Unione dei Comuni del Marghine, che nel frattempo ha speso circa 80 mila euro per il funzionamento del centro antiviolenza, ha esaurito le risorse a disposizione e non ha potuto fare altro che sospendere il servizio.

Per questo motivo la Casa della Donne oggi è tristemente chiusa e il territorio del Marghine, che serviva anche la Planargia, è restato suo malgrado orfano di un luogo di accoglienza, supporto e riferimento per tutte quelle donne che, a prescindere dai tempi della burocrazia o dagli equilibri di bilancio, vivono dentro realtà di costante pericolo.

Oggi ad una donna del Marghine è negato un punto di riferimento a Macomer. Se ha l'autonomia di poterti spostare, sia da un punto di vista economico che organizzativo, potrà recarsi nei centri di Nuoro o di Oristano – dice l'assessora Rossana Ledda – mi chiedo perché una donna che vive a Nuoro ha diritto a questo vitale servizio e una che vive a Sindia no? Auspico davvero che i bandi possano essere fatti in tempi brevissimi e che le risorse siano regionali e non ministeriali, perché – è il commento caustico dall'assessora comunale - se interessa poco a Cagliari delle donne maltrattate nel Marghine, immaginiamoci a Roma”.

Giulia Serra

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