La proposta del C.C. di Macomer inviata all'ANCI: “chiediamo al Governo un allentamento dei vincoli di finanza locale”

| Categoria: Politica
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MACOMER. Una proposta che chiama a rapporto tutti i Comuni della Sardegna affinché, con una voce sola, chiedano al Governo di modificare le norme che impediscono agli Enti locali di utilizzare una parte dei fondi vincolati del Bilancio. È questo l'appello lanciato dal capogruppo di maggioranza Gianfranco Congiu, con l'esplicita richiesta di trasmetterlo all'Anci Sardegna, e votato a fine seduta dal Consiglio.

Di seguito, il testo del documento:

Consiglio Comunale di Macomer: ordine del giorno proposta dal cons.Gianfranco Congiu in tema di:

INIZIATIVE PER L’UTILIZZO DI PARTE DEL “FONDO CREDITI DI DUBBIA ESIGIBILITA’ ” PER SOSTENERE E RILANCIARE LE ATTIVITA’ ECONOMICHE DEL TERRITORIO.
DELEGA AL SINDACO PERCHE’ DI CONCERTO CON L‘ A.N.C.I., A NOME DI TUTTI I COMUNI DELLA SARDEGNA, PROPONGA AL GOVERNO CENTRALE LA MODIFICA DELL’ART. 1, comma 79, L. 27 DICEMBRE 2019, n. 160 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020).

Al Consiglio Comunale di Macomer riunito in seduta ordinaria il giorno 08 aprile 2020

Premesso

- La recente emergenza pandemica sta mettendo a dura prova il nostro tessuto economico e produttivo: il mix del “distanziamento sociale” (stare a casa) unito alla sostanziale “serrata” delle aziende produttrici, non solo crea conseguenze immediate dal punto di vista del “calo di fatturato”, ma è destinato a rendere estremamente ardua la ripresa di tutte le attività.

- Nella nostra Città le attività economiche censite sono n. 1.145 comprendendo tutte le realtà produttrici: agricole (155), artigianali ed edili (272), commerciali in sede fissa, su aree pubbliche e ingrosso (359), industriali alimentari e minicaseifici (38), servizi (200), pubblici esercizi, acconciatori e strutture ricettive (86), autotrasporti e movimento terra (35).

- Il cuore pulsante del nostro sistema economico è costituito da micro e piccole realtà, spesso a conduzione familiare e una crisi del mondo produttivo genera enormi squilibri economici, finanziari e sociali a carico dell’intera comunità;

- E’ nostro preciso dovere prendere atto sin d’ora che, una volta cessata l’emergenza, le nostre aziende - se non adeguatamente sostenute – avranno serissime difficoltà non solo a portare a regime, ma taluni addirittura a riavviare le proprie attività dopo un periodo estremamente lungo di inattività.

- L’agricoltura e la pastorizia saranno i comparti che probabilmente più di altri risentiranno degli effetti della crisi e, a cascata, le attività collegate, le piccole realtà trasformatrici, il circuito dei negozi di vicinato e quello delle produzioni tipiche, la filiera della panificazione, della ristorazione, attività tutte che riversano i proventi interamente nel ciclo produttivo senza alcuna possibilità di accantonare risorse che consentano, sia di sopperire al calo di fatturato registrato durante la serrata, che a garantire un ripresa produttiva.

- Siamo consapevoli che ogni attività di sostegno e di rilancio dei comparti suddetti è in carico all’amministrazione statuale e regionale purtuttavia, considerata l’eccezionalità del momento, riteniamo che anche l’amministrazione comunale possa e debba, se possibile, fare la sua parte.

- Certamente verrà avviata una fase di verifica, di riprogrammazione e, laddove possibile, di contenimento della spesa, ma sappiamo già che le risorse che si potrebbero reperire sarebbero assai modeste rispetto al fine perseguito.
Senza considerare che comunque un minimo di disponibilità per la gestione dell’emergenza va comunque garantito.

- Ciò detto, il tema non riguarda solo il Comune di Macomer ma tutti gli Enti Locali, “ingessati” in una gestione finanziaria che riduce sempre più gli spazi di autonomia.

- Ad esempio, capiamo certamente le esigenze del legislatore italiano che, nella manovra finanziaria varata a fine 2019, ha elevato al 100% (riducendo al 90-95% per i comuni virtuosi) la quota di accantonamento per alimentare il Fondo Crediti di Dubbia Esigibiltà. Trattasi di somme la cui spesa, da parte del Comune, viene letteralmente impedita perché, nel corso dell’esercizio, potrebbero formarsi crediti di difficile esazione. Detto calcolo viene effettuato, in sede di bilancio di previsione, in via del tutto ipotetica trattandosi sostanzialmente di una media del differenziale tra “accertamenti di entrata” e “incassi” dei cinque anni precedenti.

- Generalmente sono somme che impattano sul bilancio previsionale in misura significativa: si pensi che nel corso del 2019 il monte accantonato per alimentare il Fondo era pari a 769.973,00 mentre per quest’anno, proprio per effetto dell’ultima Finanziaria, l’impatto sulla finanza locale sarà di gran lunga superiore.

- In definitiva, per effetto dell’armonizzazione contabile che ha imposto restrizioni ben più forti del “patto di stabilità”, le cifre di cui si priva l’amministrazione comunale corrispondono a diverse centinaia di migliaia di euro: se quanto sopra ha una sua logica in un periodo di amministrazione ordinaria, ritengo che detti vincoli, in un periodo emergenziale connotato da straordinarietà e assoluta gravità, possano essere allentati.

- Ora la proposta è la seguente: se lo Stato mantenesse invariata la quota percentuale di accantonamento rispetto al 2018/2019 o se anche la riducesse di quale punto percentuale, per le casse statali sarebbe sempre una operazione a “costo zero” mentre, per converso, si consentirebbe a tutti i Comuni di “liberare” risorse importanti che potrebbero essere proficuamente immesse nel ciclo di spesa locale, a sostegno di quella ripresa produttiva che non potrà prescindere da un adeguato sostegno finanziario.

Tutto ciò premesso e considerato
IL CONSIGLIO COMUNALE
Considerata la necessità di profondere ogni sforzo e di porre in campo ogni utile tentativo per assicurare sostegno e supporto al tessuto produttivo,
DA’ MANDATO

Al Sindaco affinché, per il tramite di A.N.C.I., si attivino tutte le opportune interlocuzioni sia con l’esecutivo regionale che con il governo centrale affinché, nel redigendo piano di sostegno governativo alle attività d’impresa, si rappresenti l’eventualità di un allentamento dei vincoli di finanza locale sia per il corrente esercizio annuale che per il biennio immediatamente successivo, vincolando gli enti locali all’utilizzo delle risorse eventualmente liberate, in favore della ripresa economica e rilancio delle attività commerciali locali.

 

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