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Benjamin Herbert Piercy, l’ultimo feudatario e la borgata autonoma di Baddesalighes

di Graziano Bussa

| di Graziano Bussa
| Categoria: Territorio | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Qualche tempo fa, sul gruppo WhatsApp dell’Associazione culturale “Passato e Presente”, c’è stato uno scambio di battute sui rapporti tra i Piercy, il Comune e la comunità di Bolotana.

Questo mi ha ricordato la vicenda della borgata autonoma di Baddesalighes. Una vicenda già raccontata nei Quaderni, che voglio ricordare con qualche altro contributo.

La storia della borgata autonoma di Baddesalighes è stata una pagina vergognosa di prepotenza, prevaricazione, protervia e malaffare, sulla quale oggi si sorvola con molta disinvoltura o la si presenta come un episodio di poco conto, trascurabile.

Siamo alla fine dell’ottocento. L’ingegner Benjamin Piercy è morto da qualche anno, nel 1888, ed a succedergli nell’amministrazione della vasta tenuta è il giovane figlio Benjamin Herbert Piercy, nato nel 1871 e che trascorreva il suo tempo tra gli impegni “agricoli” a Baddesalighes e quelli militari nell’Inghilterra vittoriana. Diventerà maggiore nel corpo dei lancieri reali.

Sul piano storico politico la questione sarda era sempre aperta, al centro del dibattito regionale e nazionale, senza mai trovare una soluzione che risolvesse i problemi dell’Isola. Ieri come oggi. Tempora mutantur…

Nel 1894, l’allora Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Francesco Crispi affidò al deputato Pais Serra il compito di fare una inchiesta “sulle condizioni economiche e della sicurezza pubblica in Sardegna”.

Il Pais Serra era un deputato sardo, nato a Nulvi nel 1835. Dopo la seconda guerra d’indipendenza (1859) alla quale partecipò come volontario, intraprese la carriera militare raggiungendo il grado di colonnello e nel 1868, a 31 anni, era stato nominato Capo di stato maggiore del gen. Nicotra. Abbandonato l’esercito si arruolò con Garibaldi nella guerra contro gli austriaci e nella difesa della Repubblica romana. Durante la militanza garibaldina conobbe il Crispi con il quale strinse una solida amicizia. Successivamente intraprese la carriera giornalistica, fondando e collaborando a numerosi giornali. Nel 1882 entrò in Parlamento dove, come deputato svolse numerosi incarichi di rilievo.

Nel 1894, come dicevo, Crispi gli affidò l’incarico dell’inchiesta sulla Sardegna. Un incarico di fiducia, affidata dal governo, committente e destinatario, non ad una commissione ma ad una sola persona, il Pais Serra appunto. Anche se l’incarico nascondeva fini politici in vista delle elezioni, i suoi risultati indussero il governo a presentare e a far approvare la legge del 30 luglio 1896 numero 385, che fu poi modificata dalla legge speciale numero 387 del 2 agosto 1897. Queste leggi accoglievano molte delle proposte del Pais Serra anche se i risultati non furono quelli auspicati e sperati.

La legge, tra le altre cose, incoraggiava il popolamento delle campagne mediante la creazione di nuovi centri abitati, in terreni incolti e spopolati.

Questi villaggi non dovevano superare i 50 abitanti che per un periodo di 20 anni avrebbero goduto della “esenzione di qualunque tassa governativa e comunale”. Veniva istituita una “Cassa ademprivile” che doveva anticipare le spese per la costruzione delle case coloniche, delle stalle razionali, i rimboschimenti, l’acquisto degli attrezzi di lavoro e di scorte. L’articolo 12 della legge 387 diceva chiaramente che questi villaggi dovevano essere costituiti entro 10 anni dall’entrata in vigore della legge. Specificava inoltre che, constatata l’esistenza dei villaggi, su richiesta dei suoi abitanti, il Prefetto dichiarava lo status di borgata autonoma, senza cioè alcun legame con il Comune sul cui territorio era sorta.

A cogliere l’occasione furono 73 abitanti di Bonorva che si stabilirono nella tenuta di Sas Baddes, che era appartenuto a Bonaventura Mariani ed ora era di proprietà della signora Pinart ved. Caillot che abitava a Parigi. E mentre gli abitanti della borgata godevano dei benefici economici previsti dalla legge la proprietaria otteneva l’esenzione delle imposte fondiarie.

Baddesalighes, la cui giurisdizione ricadeva nei comuni di Bolotana e di Lei, era una tenuta abitata dal personale di servizio, incaricato di sorvegliare il vasto territorio e pascolare il bestiame. Queste persone non avevano mai raggiunto il numero di 50 ed i terreni erano in parte coltivati da “una accolita di povere famiglie di braccianti sfruttate da un ricco latifondista, pagate con meschini salari” scandiva il Pais Serra in Parlamento.

L’articolo 12 della legge 387 era chiaro: i nuovi centri abitati dovevano costruirsi in terreni che, all’atto dell’entrata in vigore della legge, fossero incolti e non abitati.

L’ineffabile Benjamin Herbert Piercy pensò che questa fosse una occasione da non farsi sfuggire.

Ad illustrare ciò che avvenne a Baddesalighes, fu il consigliere comunale Costantino Senes in una seduta del consiglio comunale.

Non appena venuto solo a conoscenza delle disposizioni della legge che, per il crudele ironia, è detta legge sui provvedimenti per la Sardegna, diede principio al disboscamento delle tanche per avere un introito maggiore, ed in minima parte ne curò la coltivazione agricola, e tanto per ottenere l’esenzione delle rilevanti imposte erariali e comunali, sacrificò poche centinaia di lire per costruire delle catapecchie, e farle abitare da mezzadri che cambiava quasi mensilmente, perché tenuti a condizioni troppo meschine”.

Sottolineava Pais Serra in Parlamento che questi latifondisti “non paghi della loro crescente ricchezza, vogliono maggiormente aumentarla a danno dei paesi che hanno la non invidiabile fortuna di essere vicini ai loro latifondi”.

Ciò fatto, chiede al Prefetto di Sassari che Baddesalighes sia dichiarata borgata autonoma avendo, secondo le sue dichiarazioni, i requisiti di cui alla legge 382/1897.

Diceva Giolitti: “La legge si applica ai nemici e s’interpreta per gli amici”.

E così con decreto del prefetto di Sassari del 15 gennaio 1903 la tenuta di Baddesalighes diventa borgata autonoma. “Strana domanda quella del Piercy - chiosava il Pais Serra - più strano ancora che compiacenti autorità prefettizie abbiano emanato un decreto che accordava una così illegale costituzione”.

Due anni dopo, debitamente sollecitato dal Piercy, l’Intendente di Finanza ordina al Comune di Bolotana il rimborso delle imposte e sovrimposte pagate nel 1903 e 1904 per i terreni che ora fanno parte della borgata autonoma, e la somma da rimborsare ammonta a lire 3.806,82 (corrispondenti a € 16.453 attuali).

Non solo, il comune di Bolotana dovrà pure rimborsare tutte le somme, pagate per tassa bestiame ai proprietari che dopo il 1 gennaio 1903 pascolavano il loro bestiame nelle proprietà del Piercy.

Per il futuro quindi tutte le tasse e le sovraimposte, che prima gravavano sul territorio, ora della borgata autonoma, per un ammontare di 4.500 lire (corrispondenti a € 19.000 attuali), il Comune dovrà ripartirle tra gli altri contribuenti cioè, per la parte di sua competenza, sulla popolazione di Bolotana.

Il caso fece molto scalpore sia sulla stampa che negli ambienti politici. I deputati sardi Pais Serra e Pala presentarono un’interrogazione al ministro dell’agricoltura perché fosse posto fine all’imbroglio che riversava sui Comuni di Bolotana e Lei “le spese per il lustro, le compiacenze ed i capricci dei signori moderni feudatari”, tuonava in Parlamento il Pais Serra.

Manifestazioni ostili al Piercy si ebbero a Bolotana e Lei, e si aveva paura che la situazione degenerasse.

E finalmente anche il prefetto di Sassari capì che la legge anziché interpretarla, doveva semplicemente applicarla, e con altro decreto del 4 aprile 1906 revocò il precedente decreto di concessione.

Poteva uno che passava gran parte del suo tempo a caccia, lasciarsi sfuggire la sua preda? Il signor Piercy infatti tornò alla carica investendo del problema la IV Sezione del Consiglio di Stato perché rigettasse il decreto prefettizio di revoca. E quest’organo, accogliendo la domanda incidentale presentata dagli avvocati del proprietario, ordinava, nella seduta del 21 dicembre 1906, la sospensione dell’ultimo decreto prefettizio che sopprimeva l’autonomia della borgata di Badde Salighes.

Solo nel 1910, il Consiglio di Stato, pose fine alla miseranda diatriba, e con sentenza definitiva bocciò le richieste del Piercy ponendo fine all’imbroglio dell’ultimo feudatario.

Nel suo libro dei ricordi sulla Sardegna, Benjamin Herbert Piercy dedica poche righe a questo pasticcio. Sentite cosa scrive. “Il Governo… aveva promulgato una legge che stabiliva che, se qualcuno avesse creato un insediamento di oltre cinquanta abitanti in qualche zona disabitata dell’Isola, avrebbe avuto uno sgravio di una discreta parte di tasse. Secondo me a Villa Piercy io avevo realizzato proprio quello che la legge prevedeva. Al tempo c’era una popolazione di circa un centinaio di persone e pensai che la riduzione delle tasse mi avrebbe consentito di sistemare le strade e pagare un maestro di scuola per i bambini. Quindi chiesi all’ora Prefetto di Sassari di mandare una Commissione per prendere visione della mia borgata o zona abitata. .. Devo ammettere che la borgata non era al suo meglio e non rimasi sorpreso quando essi relazionarono al Ministro a Roma che io avevo messo su il più perfetto schema di parco per la caccia ma non avevo creato un centro agricolo tale da poter essere inserito nei requisiti della legge. Così non ottenni nessuno sgravio per la manutenzione della mia strada né un sussidio integrativo per il salario del maestro di scuola.” Ed infine il pistolotto finale: “In ogni caso tutto andò per il meglio, visto che alle più giovani generazioni nella mia proprietà era stato evitato di avvelenarsi le menti con la letteratura Comunista o di scrivere i propri nomi in luoghi inopportuni”.

La serietà del sito e dell’argomento non mi consente di corredare queste affermazioni con l’emoticon con il faccino che si rotola per terra con le lacrime agli occhi sganasciandosi dalle risate.

Graziano Bussa

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