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La polemica dei Sindaci con la Regione: Marcella Chirra (Lei) e Gian Pietro Arca (Silanus) sulle misure regionali per l'emergenza economica da Covid-19

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LEI-SILANUS. “Anche noi Sindaci ci aspettavamo una boccata d'aria e un po' di respiro per le attività dei nostri cittadini chiuse e colpite gravemente dalla pandemia. Invece no, non è così purtroppo”: così Marcella Chirra, Sindaca di Lei, ha espresso tutta la sua perplessità sulle misure straordinarie messe in campo dalla Regione Sardegna per fronteggiare l'emergenza economica dovuta al blocco per la prevenzione del Coronavirus.

Nei prossimi giorni gli amministratori locali saranno inondati dalle giustissime contestazioni da parte di chi, purtroppo, non potrà percepire l’indennità prevista dalla Legge Regionale n. 12 del 08.04.2020”, scrive Gian Pietro Arca, Sindaco di Silanus, informando i suoi concittadini che ha deciso di scrivere ufficialmente alla Regione ponendo tutta una serie di quesiti sui requisiti di ammissione individuati dall'ente regionale e che risulterebbero, tra l'altro, poco chiari.

Per come il provvedimento è strutturato, la misura non è capace di sostenere i soggetti maggiormente colpiti dalla crisi economica in atto – scrive il rappresentante di Silanus - vi prego di capire che noi amministratori locali, che vorremmo aiutare ogni singolo cittadino che si trova in difficoltà, siamo solo dei meri esecutori di quelle che sono le disposizioni emanate dagli enti sovracomunali, che molto spesso, come voi stessi avrete potuto osservare, sono astruse e di difficile interpretazione”.

Marcella Chirra, analizzando i requisiti di ammissione, spiega ai cittadini nel dettaglio di cosa si sta parlando e scrive: “ci rendiamo subito conto che gran parte di coloro che stanno vivendo il dramma delle serrande abbassate non potrà percepire nessun aiuto dalla Regione. Vediamo nello specifico:
Lettera B) dei requisiti di ammissione: "con reddito inferiore a €800,00 mensile netti relativamente al periodo dal 23.02.2020 al 23.04.2020."

Criteri di esclusione: non beneficiano dell'indennità i nuclei familiari composti fino a 3 persone nei quali almeno un componente percepisca una pensione o un reddito derivante da lavoro dipendente o da un attività lavorativa non sospesa o non ridotta per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da Covid-19, il cui importo sia uguale o superiore a euro 800,00, alla data della presentazione della domanda.

E qui viene il bello... o il brutto, perché in pratica, analizzando le situazioni reali, tutti coloro che hanno chiuso la loro attività ma che vivono ancora con mamma e papà o solo con il lavoro del coniuge e percepiscono uno stipendio o pensione non usufruiranno dell'aiuto (ricordiamo destinato a fronteggiare l'emergenza economico sociale).

Di conseguenza – polemizza la sindaca di Lei Chirra - mamma e papà o l'altro coniuge dovranno, con il loro stipendio, contribuire a pagare le conseguenze della chiusura dell'attività della persona che sino a quel momento era autonoma, indipendentemente e pagava regolarmente le tasse. Capito?

Ma non finisce qui...

L'indennità è cumulabile con altre forme di sostegno al reddito, fino alla concorrenza di 800 euro al mese per le famiglie fino a 3 componenti. Per ogni componente ulteriore sono concessi euro 100.

L'apocalisse.

L'indennità è cumulabile con altre forme di sostegno al reddito, per esempio: reddito di cittadinanza, rei,Naspi,indennità di mobilità,cassa integrazione guadagni,ecc...

Ora, paradossalmente, coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza e tutti gli altri sussidi e non sono stati colpiti economicamente nelle loro attività dalla pandemia, avranno diritto ad un integrazione sino a 800 euro, mentre il giovane ragazzo che ha chiuso la sua attività ma che vive con un componente che ha uno stipendio o pensione superiore a 800 euro non percepirà nulla.

Lungi dall'essere una critica nei confronti dei percettori di questi sussidi – specifica Marcella Chirra - ma non mi sembra equo nei confronti di chi è stato gravemente colpito dalla pandemia”.

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